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Sito web per artigiani: perché serve e come sceglierlo

Chi lavora con le mani, di solito, si è fatto conoscere con il passaparola. Poi sono arrivati i social, e per molti artigiani sono diventati l'unico spazio online: foto dei lavori su Instagram, richieste che arrivano nei messaggi diretti, magari qualche vendita su un marketplace come Etsy. Funziona, fino a un certo punto: quello spazio non è tuo, e ogni vendita su un marketplace ha un costo che si ripete a ogni ordine. Un sito proprio non sostituisce i social, ma cambia due cose: chi ti trova, e cosa paghi per farti trovare.
I due modelli di sito per un artigiano
Non esiste un sito "per artigiani": esiste il sito giusto per come lavori, e sono due modelli diversi.
La vetrina, se lavori su commissione. Un falegname, un sarto su misura, un restauratore, un fabbro: il pezzo non esiste finché qualcuno non lo chiede. Qui il sito non vende, porta richieste. Serve a mostrare i lavori fatti, spiegare come lavori e a chi ti rivolgi, e dare un modo semplice per chiedere un preventivo.
Il negozio online, se vendi pezzi già pronti e ripetibili. Ceramiche, gioielli, oggetti in serie limitata: qui il cliente compra senza parlarti prima, e il sito deve gestire il carrello e il pagamento. È un lavoro più corposo, perché ogni prodotto va fotografato, descritto e tenuto aggiornato in catalogo.
Confonderli è l'errore più comune: un negozio online costruito per chi in realtà lavora su commissione resta con un catalogo vuoto, perché il prodotto giusto non esiste finché il cliente non lo chiede. Ne ho scritto più nel dettaglio, con le fasce di prezzo del mercato italiano, in quanto costa un sito web e in quanto costa un e-commerce.
Cosa costa restare solo su un marketplace
Un marketplace come Etsy ha un vantaggio reale: porta davanti a persone che stanno già cercando prodotti fatti a mano, senza che tu debba farti trovare da zero. Il costo è che lo paghi a ogni vendita, non una volta sola.
Etsy applica una commissione di inserzione di 0,20 dollari per ogni articolo messo in vendita, valida quattro mesi o fino alla vendita, e una commissione di transazione del 6,5% sul prezzo dell'articolo più la spedizione, uguale per ogni venditore in ogni paese. A questa si aggiunge una commissione separata per l'elaborazione del pagamento. Sono cifre pubblicate da Etsy stessa, verificate il 9 agosto 2026.
Su un sito proprio quella commissione per vendita non esiste: quello che paghi è un canone fisso, che resta lo stesso indipendentemente da quanti pezzi vendi quel mese. È un conto che conviene fare prima, non dopo: chi vende pochi pezzi a un prezzo alto sente meno il peso della commissione, chi vende in volume la sente su ogni singolo ordine.
Non è una scelta tra le due cose. Molti artigiani usano entrambe: il marketplace per farsi scoprire, il sito proprio per i clienti che tornano e per chi ti cerca già per nome.
Perché un sito e non solo i social
I social restano uno spazio in affitto. Chi decide cosa vedono le persone che ti seguono è la piattaforma, non tu: cambia un algoritmo e la stessa foto che oggi arriva a mille persone domani ne raggiunge cento. Un profilo può anche sparire, per un blocco o un problema tecnico, e con lui sparisce l'unico posto dove stavano il tuo portfolio e i tuoi contatti.
Un sito è l'unico spazio che resta davvero tuo. È anche l'unico che Google indicizza in modo stabile: chi cerca "falegname a [la tua città]" o il nome della tua bottega trova un sito, non un profilo social, perché è quello che Google mostra nei risultati normali di ricerca. I dati più recenti sull'e-commerce in Italia, pubblicati da Istat nel report "Imprese e ICT 2025" (dati riferiti al 2024, imprese con almeno 10 addetti, consultato il 9 agosto 2026), mostrano che tra le imprese che vendono online il canale più usato resta il sito proprio, il 12,9% del totale delle imprese contro l'11,5% che si affida a piattaforme di terzi: due canali vicini, ma il sito proprio non è la seconda scelta.
Cosa deve avere davvero, secondo il tuo lavoro
Al di là del modello, alcune cose contano sempre:
Foto vere del tuo lavoro, non immagini generiche. Chi cerca un artigiano vuole vedere cosa sai fare davvero, non un catalogo che potrebbe essere di chiunque.
Come lavori, non solo cosa fai. Su misura, restauro, materiali che usi, tempi realistici: è quello che fa la differenza tra un contatto generico e una richiesta di chi ha già capito se fai al caso suo.
Un modo semplice per essere contattato. Un modulo, un numero, un indirizzo: meno passaggi servono per chiederti un preventivo, più richieste arrivano a buon fine.
La scheda su Google Maps, se hai una bottega o un laboratorio. Per chi lavora con clienti della zona, comparire nelle ricerche locali conta quanto il sito stesso. Ne ho scritto nel dettaglio in posizionamento su Google Maps: i fattori che Google dichiara di usare, e cosa fa davvero la differenza per un'attività locale.
Da dove partire
Se lavori su commissione, parti da una vetrina semplice: lavori fatti, come lavori, un modo per essere contattato. Se vendi pezzi pronti, valuta se ti serve davvero un negozio online o se, per cominciare, basta far confluire su un unico sito i clienti che oggi trovi sparsi tra social e marketplace.
Se vuoi un parere su quale dei due ti serve, e su cosa cambierebbe per la tua attività, scrivimi e raccontami come lavori: ti dico cosa ha senso fare, anche se la risposta è aspettare.