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Quanto costa un e-commerce: prezzi 2026 e il budget che serve davvero

Un portatile su un tavolo chiaro mostra il riepilogo di un carrello con il totale dell’ordine

«Quanto costa un e-commerce?» è una domanda che ha tre risposte, non una. E chi la fa di solito ne cerca una sola: quella del preventivo di costruzione.

Il problema è che quella è la meno decisiva delle tre. Un negozio online costa costruirlo, costa tenerlo aperto, e costa farlo vendere — e nella maggior parte dei casi è la terza voce a decidere se il progetto sta in piedi o no.

Qui trovo tutte e tre, con le cifre che si possono verificare e la data in cui le ho controllate. Dove un numero non esiste, lo dico invece di inventarlo.

1. Quanto costa costruirlo

Sul mercato italiano un negozio online con catalogo semplice costa 3.000 – 7.000 €, uno strutturato 7.000 – 20.000 €. Sono le fasce che dichiarano pubblicamente le agenzie italiane, e sono sorprendentemente allineate fra loro: chi propone tre livelli usa quasi sempre lo stesso schema.

Da me il negozio online è a canone: 990 – 1.490 € al mese su un catalogo di circa 30 prodotti, senza costo di avvio ma con i primi tre canoni anticipati, minimo dodici mesi. Ogni lingua aggiuntiva sono 200 € al mese. Dominio, hosting, certificato, backup e aggiornamenti sono compresi, e ogni mese ci sono da quattro a otto ore per far cambiare il negozio. Dopo le prime dodici rate il negozio è tuo, e il canone prosegue finché ti serve.

Il negozio online non lo vendo con pagamento una tantum, ed è giusto spiegare perché. Un sito fermo è una scelta legittima: se è un biglietto da visita e hai chi lo tiene aggiornato, funziona. Un negozio fermo no — smette semplicemente di vendere. I prodotti cambiano, i prezzi cambiano, i metodi di pagamento cambiano.

Il ragionamento completo sulle formule sta in quanto costa un sito web, e le condizioni sulla pagina del servizio.

2. Quanto costa tenerlo aperto

Queste voci non stanno nel preventivo di costruzione perché non le fattura chi costruisce: si pagano a fornitori diversi, ognuno con il suo contratto. Le cifre qui sotto vengono dai listini ufficiali, consultati il 25 luglio 2026.

La piattaforma

Prezzo di listino
Shopify Basic19 €/mese con pagamento annuale, 27 €/mese senza
Shopify Grow56 €/mese annuale, 74 €/mese senza
PrestaShop ospitato24 €/mese + IVA con impegno annuale
Squarespace Core18 €/mese annuale, 24 €/mese senza
WooCommercesoftware gratuito

Su WooCommerce il software è davvero gratis, ma non è gratis il negozio: servono hosting, dominio ed estensioni. Un hosting gestito per WooCommerce in Italia parte da circa 249 € + IVA l'anno, un dominio .it da circa 12 € + IVA, e le estensioni ufficiali costano fra i 70 e i 250 € l'anno ciascuna — quelle per abbonamenti o prodotti configurabili stanno in cima a quella forbice.

Le commissioni sui pagamenti

FornitoreCarte europee standard
Nexi XPay Link1,35% + 0,40 €, nessun canone
Stripe1,5% + 0,25 €
PayPal (commerciale, Italia)3,40% + 0,35 €
Satispay e-commerce1,50% + 0,20 € sopra i 10 €

Una voce che sfugge spesso: su Shopify, se non usi Shopify Payments, si aggiunge una commissione di transazione che va dal 2% sul piano Basic allo 0,2% su Plus. Non sostituisce quella del gateway: si somma. È scritta sul listino, ma è il tipo di riga che si legge dopo aver scelto.

3. Le voci obbligatorie che non stanno in nessun preventivo

Questa è la parte che manca quasi sempre, e non per malizia: sono tributi e contributi, non servizi, quindi non compaiono nel preventivo di nessun fornitore. Il conto però lo paghi lo stesso.

VoceImportoQuando
Apertura partita IVA0 €
Registro Imprese, impresa individuale35,50 €una tantum
Diritto camerale annualeda 44 €ogni anno
INPS Gestione commercianti4.611,64 €ogni anno, quota fissa

L'ultima riga è quella che conta. I contributi fissi della Gestione commercianti per il 2026 sono 4.611,64 € l'anno, dovuti anche se non vendi niente: non sono proporzionali al fatturato, sono una quota fissa che parte con l'attività. È un ordine di grandezza sopra tutte le altre voci obbligatorie messe insieme, ed è il motivo per cui «apri il tuo e-commerce con 500 €» descrive il software, non l'impresa.

Due precisazioni oneste. Il diritto camerale non ha una cifra unica nazionale: alcune Camere di commercio applicano una maggiorazione, e lì si sale a 53 €. E la SCIA da presentare al Comune ha diritti di istruttoria decisi Comune per Comune — vanno da zero a qualche decina di euro: quella cifra la sai solo guardando il tuo.

Aprire la partita IVA, invece, non costa niente: il modello si presenta gratuitamente. Le cifre che circolano («da 50 a 300 €») sono l'onorario di un commercialista, che è una scelta ragionevole ma è un'altra voce.

4. Quanto costa farlo vendere — la voce che decide

Arriviamo alla parte che cambia il conto. Oggi, nella maggior parte dei casi, lanciare un e-commerce richiede un budget pubblicitario.

Non è una rivelazione: lo scrivono in molti, ormai, e alcuni lo scrivono anche bene. La differenza è un'altra, e vale la pena dirla chiaramente: quasi tutti mettono la pubblicità nell'elenco dei costi, accanto all'hosting e al tema. Quasi nessuno la mette nell'equazione, cioè fra i vincoli che decidono se il progetto può partire.

Il motivo per cui serve è semplice. Un negozio nuovo non ha posizionamento sui motori, e costruirlo richiede mesi — mesi in cui il negozio è online e non vende. Le vetrine fisiche hanno il passaggio; un negozio online il passaggio deve comprarselo, almeno finché non se lo costruisce.

La regola di allocazione, che è il consiglio più utile di tutto l'articolo: se hai un budget complessivo, non spenderlo tutto nella costruzione. Un negozio bellissimo senza nessuno che lo visiti fattura zero, e a quel punto non hai più margine per portarci qualcuno. La domanda giusta non è «quanto posso spendere per il sito», è «quanto mi resta per farlo vedere dopo che il sito è pronto».

Il vincolo vero non è la cifra mensile, è la durata. Qui ci sono due dati ufficiali che vale la pena conoscere prima di firmare qualsiasi cosa:

  • Meta dichiara che un gruppo di inserzioni esce dalla fase di apprendimento «dopo circa 50 risultati nella settimana successiva all'ultima modifica significativa». Per le inserzioni dello shop servono almeno 17 acquisti sul sito e 5 tramite Meta.
  • Google dichiara che la calibrazione di una strategia di offerta automatica può richiedere «fino a 3 settimane o 1-2 cicli di conversione».

Tradotto: c'è un periodo iniziale in cui stai pagando e il sistema sta ancora imparando. Va messo in conto e finanziato prima di partire, perché è il momento in cui è più facile concludere che «la pubblicità non funziona» e spegnere tutto a metà dell'apprendimento.

Su quanto budget serve, sarò onesto: una cifra affidabile per l'Italia non esiste. Ho cercato benchmark pubblici di costo per clic o costo per acquisizione nell'e-commerce italiano e non ne ho trovato nessuno con fonte primaria, campione e metodologia dichiarati. Google non fissa alcun budget minimo; Meta scrive che «i budget minimi variano in base al paese e all'obiettivo». Le cifre che girano nei blog sono quasi tutte senza origine, e riportarle qui sarebbe darti un numero falso con l'aria di essere vero. Il numero giusto per te esce dal tuo margine per ordine e dal tuo settore, non da una media.

Da me la gestione delle campagne è 690 – 990 € al mese, e il budget pubblicitario è a parte: lo paghi direttamente a Google o a Meta. Sono due righe distinte in due contratti distinti, e vanno sommate a mano — perché nessuno dei due preventivi contiene l'altro. Le condizioni stanno sulle pagine campagne Google e campagne Facebook.

5. Quando la pubblicità si può rimandare

Le eccezioni esistono davvero, ed è giusto elencarle invece di far credere che serva sempre.

  • Hai già un pubblico. Una lista di clienti, un negozio fisico con affezionati, un profilo social con persone vere che ti seguono: sono il primo traffico, e costa solo dirglielo.
  • Vendi qualcosa che la gente cerca per nome. Se esiste una domanda che ti riguarda già, il lavoro è farsi trovare, non creare il desiderio: lì il posizionamento organico rende più delle campagne, con tempi più lunghi.
  • Parti dai marketplace. Vendere prima dove i clienti sono già è un modo legittimo di validare il prodotto senza comprare traffico. Il negozio proprio viene dopo, quando sai cosa vende.

Il filo comune: in tutti e tre i casi non hai eliminato il costo di acquisizione, l'hai pagato in un'altra valuta — tempo, commissioni al marketplace, lavoro fatto negli anni precedenti. Il traffico gratuito non esiste; esiste il traffico già pagato.

6. Quando è meglio non aprirlo

Preferisco dirlo prima. Un negozio online conviene poco se il margine per ordine è troppo sottile per assorbire commissioni, spedizione e costo di acquisizione insieme; se il prodotto è identico a quello che si trova già ovunque a meno; o se nessuno in azienda avrà il tempo di seguirlo ogni settimana.

In quei casi la cosa onesta è dirti che il problema non si risolve con un preventivo migliore.

Da dove partire

Fai il conto per intero e al mese, con accanto il nome di chi fattura ogni riga: costruzione, piattaforma, pagamenti, contributi, campagne, budget pubblicitario. È un numero più alto di quello che ti aspetti, ma è l'unico su cui si può decidere davvero.

Se vuoi che il conto lo faccia io sul tuo caso, c'è il check-up digitale: costa 1.250 €, e il 50% viene scalato dal preventivo se si parte con i lavori. Altrimenti scrivimi e dimmi cosa vendi, con che margine e a chi: si capisce in fretta se il conto torna, e se non torna te lo dico.

Domande frequenti

Quanto costa aprire un e-commerce in Italia?

La realizzazione di un negozio online sul mercato italiano va da 3.000-7.000 € per un catalogo semplice a 7.000-20.000 € per uno strutturato. Ma il costo di costruzione è solo una delle tre voci: ci sono i costi fissi di apertura, quelli di gestione mensile e soprattutto il budget pubblicitario, che quasi sempre è la voce più pesante del primo anno.

Quali sono i costi fissi obbligatori di un e-commerce?

Aprire la partita IVA non costa nulla. L'iscrizione al Registro Imprese come impresa individuale costa 35,50 € una tantum e il diritto camerale annuale parte da 44 €. La voce vera è il contributo INPS della Gestione commercianti: per il 2026 sono 4.611,64 € l'anno di quota fissa, dovuti anche a fatturato zero.

Quanto costa la piattaforma?

Shopify parte da 19 € al mese con pagamento annuale (27 € se paghi mese per mese) sul piano Basic. WooCommerce è gratuito come software, ma paghi hosting, dominio ed estensioni: un hosting gestito per WooCommerce in Italia parte da circa 249 € + IVA l'anno. PrestaShop in versione ospitata costa 24 € al mese + IVA con impegno annuale.

Quanto si paga di commissioni sui pagamenti?

Con Stripe una carta europea standard costa 1,5% + 0,25 € a transazione; con Nexi XPay Link 1,35% + 0,40 € senza canone; con PayPal i pagamenti commerciali nazionali sono 3,40% + 0,35 €. Attenzione a una voce meno nota: su Shopify, se non usi Shopify Payments, si aggiunge una commissione dal 2% allo 0,2% secondo il piano.

Serve per forza la pubblicità per vendere online?

Nella maggior parte dei casi sì, almeno all'inizio. Un negozio nuovo non ha posizionamento, e i mesi che servono a costruirlo sono mesi senza vendite. Le eccezioni reali esistono — un pubblico che hai già, un negozio fisico con clienti affezionati, una nicchia con poca concorrenza — ma sono eccezioni, non la regola.

Quanto budget pubblicitario serve per partire?

Non esiste un minimo ufficiale: Google non ne fissa nessuno e Meta dichiara che i budget minimi variano per paese e obiettivo. Il vincolo vero non è la cifra mensile ma la durata: i sistemi pubblicitari hanno una fase di apprendimento — Meta parla di circa 50 risultati, Google di un massimo di tre settimane — e in quel periodo spendi senza rese piene. Va finanziata prima di partire.

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