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Quanto costa un sito web: le fasce di prezzo 2026

Un portatile aperto su un editor di codice, appoggiato a un tavolo di legno
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Un sito web in Italia costa da 800 a 8.000 euro come progetto, secondo quanto deve fare, e molto di più se è un negozio online. A canone mensile si va da qualche decina di euro a qualche centinaio. Io il sito lo faccio solo con un rapporto continuativo, senza durata minima, e la cifra la faccio sul caso: dipende da quante pagine servono, in quante lingue e da cosa deve fare il sito. Più sotto spiego perché lavoro così.

Sotto trovi da dove viene quella forbice, cosa la muove davvero e cosa si paga ogni anno dopo che il sito è online. Con le cifre.

Le fasce di mercato, in una tabella

Questi sono gli ordini di grandezza che si trovano oggi in Italia, per un sito fatto da un professionista.

Tipo di sitoPrezzo di mercatoTempi
Pagina singola (landing)400 – 1.500 €3-5 giorni
Sito vetrina, 5-8 pagine800 – 3.500 €1-3 settimane
Sito aziendale, 10+ pagine2.500 – 8.000 €3-6 settimane
Negozio online, catalogo semplice3.000 – 7.000 €4-8 settimane
Negozio online strutturato7.000 – 20.000 €2-6 mesi

Io, per lo stesso lavoro, non pubblico una tariffa: faccio un preventivo su misura, perché due siti da dieci pagine possono essere due lavori molto diversi. Quello che è fermo è il resto: canone mensile, nessuna durata minima, e ogni lingua in più è una voce a sé. Le condizioni d’ingresso le vediamo insieme sul tuo caso.

Il mio riferimento è un sito di circa 10 pagine. Per il negozio online, più sotto, il riferimento è un catalogo di circa 30 prodotti: sono i due perimetri tipici, e servono a rendere confrontabile un numero che altrimenti non vuol dire niente.

Vedi cosa comprende nel tuo caso

Rispondi e vedi cosa cambia. Il prezzo dipende dalle stesse risposte, e te lo dico quando ci sentiamo.

Cosa ti serve

In quante lingue

Testi e foto

Il tuo caso

Preventivo su misura

Supporto telefonico diretto compreso: un numero a cui chiamare, e rispondo io.

Cifre calcolate su un sito di circa 10 pagine.

Ogni mese: dominio, hosting, certificato, backup e aggiornamenti compresi, più da 4 a 8 ore per far cambiare il sito, modifiche, pagine nuove, sviluppi.

Il canone non ha una scadenza: prosegue finché ti serve.

Con testi e foto già pronti stai nella parte bassa della forbice: è la voce che pesa di più dopo le decisioni da prendere da zero.

È una stima, non un preventivo: il numero esatto esce dopo aver visto cosa c’è da fare.

Parliamo del tuo caso

Perché lo stesso sito può costare 3.000 o 15.000 euro

Ho visto due alberghi chiedere un sito con lo stesso numero di pagine e ricevere preventivi che differivano di dodicimila euro. Nessuno dei due era sbagliato.

La ragione è che "un sito di quindici pagine" non descrive un lavoro. Descrive un contenitore. Dentro ci può stare un sito in cui i testi esistono già, le foto pure, e c'è solo da metterli in ordine; oppure uno in cui va deciso da capo cosa dire, va organizzato un servizio fotografico, e vanno collegati il gestionale delle prenotazioni e il channel manager. Sono due mestieri diversi che si chiamano nello stesso modo.

Quindi il prezzo si muove su due cose, e sono solo due:

Quanto c'è da fare. Quante decisioni vanno prese da zero, quanti contenuti vanno prodotti, quanti sistemi esterni vanno fatti parlare fra loro.

Quanto si riesce a ottimizzare. Cioè quanta parte di quel lavoro si può fare con strumenti che già esistono, invece di ricominciare ogni volta dal foglio bianco. Su questo torno più avanti, perché è la metà della risposta a cui si pensa meno quando si guarda un preventivo.

Cosa fa salire il prezzo, in ordine di peso

Qui li metto nell'ordine in cui pesano davvero, che non è l'ordine in cui di solito vengono raccontati.

1. Quanto va deciso da zero. È la voce più pesante e la meno visibile. Se sai già cosa vuoi dire e a chi, si costruisce. Se va capito prima, quel tempo va da qualche parte.

2. La produzione dei contenuti. Testi, foto, video, traduzioni. Un servizio fotografico professionale costa 800-2.000 € al giorno, singole foto su misura 300-1.000 €. È anche la voce che più spesso resta fuori dal perimetro di un preventivo, perché di norma si dà per scontato che testi e foto li fornisca il cliente: da sola spiega buona parte della differenza fra 2.000 e 20.000 euro.

3. Il numero di lingue. Non è una traduzione fatta una volta: è contenuto che va scritto, ottimizzato, controllato e poi mantenuto per sempre, in ogni lingua. Ci torno sotto con le cifre.

4. Le integrazioni con sistemi esterni. Gestionale, CRM, pagamenti, fatturazione, e per chi affitta camere il PMS, il channel manager, il booking engine. Il tempo non se ne va nel collegarli: se ne va nel farli funzionare anche quando dall'altra parte qualcosa si comporta in modo strano.

5. Quante persone approvano. Un solo decisore con due giri di revisione costa strutturalmente meno di quattro interlocutori con revisioni aperte. È una delle poche leve che controlli tu, e vale più di quanto sembri.

6. Il design. Conta, ma meno di quanto si dica: un progetto grafico su misura vale mille o duemila euro in più. È un delta, non è quello che separa un sito da tremila da uno da ventimila.

7. Cosa succede dopo il lancio. Due preventivi identici possono contenere uno zero ore di assistenza e l'altro otto ore al mese. È la voce che rende due numeri non confrontabili, e va cercata in tutti e due i preventivi prima di metterli a fianco.

Canone o una tantum: cosa cambia davvero

Io il sito lo vendo solo a canone. Il confronto lo lascio comunque, perché un preventivo una tantum te lo vedrai proporre altrove e serve saperlo leggere: non è la versione economica del canone, compra un'altra cosa.

Una tantumCanone mensile
Durata minimanessunanessuna
Dopo la consegnail rapporto finisce lìprosegue senza scadenza, finché serve
Dominio, hosting, backup, aggiornamentia carico tuocompresi
Ore comprese per le modifichenessuna4-8 al mese
Supporto telefonico direttonon compresocompreso
Se qualcosa si rompesi preventivaè già dentro

Il criterio è più semplice di quanto sembri. Se i contenuti li hai già, il sito lo userai come un biglietto da visita e non prevedi di toccarlo spesso, la una tantum è la scelta giusta: in quel caso non sono io la persona giusta, e te lo dico alla prima chiacchierata invece che al terzo mese. Se invece il sito deve raccogliere contatti, vendere, posizionarsi, e ogni mese c'è qualcosa da cambiare, allora ti serve qualcuno che lo guardi.

È per questo che ho smesso di vendere la formula una tantum. Non perché renda meno: perché consegnare un sito e sparire è il contrario di quello che so fare. Con il canone c'è un numero a cui chiamare e rispondo io, e ogni mese ci sono ore già pagate per cambiare quello che serve. Il mio obiettivo non è consegnarti un sito, è farlo crescere insieme alla tua attività, e quello si misura nel tempo, non il giorno della consegna.

Ne ho scritto per esteso nella pagina sul modello di lavoro, e in un sito non si compra una volta e via ho raccontato cosa succede quando nessuno lo segue.

Cosa resta tuo

Questa è la domanda che farei io per prima, ed è quella che conviene farsi mettere per iscritto.

Con me, in tutte e due le formule: dominio, contenuti, foto e dati dei contatti sono intestati a te dal primo giorno. Le chiavi sono tue, non le tengo io.

Sul sito in sé, a che punto diventa tuo è una cosa che mettiamo per iscritto quando ci parliamo, prima di firmare: chiedila, a me e a chiunque altro, e falla mettere nero su bianco.

Una distinzione vale comunque la pena tenerla a mente: il canone non ha una data di fine, prosegue finché ti serve. «Il sito è tuo» si legge facilmente come «ho finito di pagare», e non è la stessa cosa: quello che il canone compra è il lavoro del mese dopo.

Cosa c'è dentro un canone: gli aggiornamenti e quattro-otto ore al mese

Dentro un canone ci sono due cose diverse, e tenerle separate è l'unico modo per capire cosa stai comprando.

La prima è quello che tiene il sito in piedi: dominio, hosting, certificato, backup, aggiornamenti di sicurezza e di piattaforma. Non si conta a ore ed è compreso: è il pavimento, non il lavoro.

La seconda è quello che fa cambiare il sito, e quella sì si conta: nel mio canone ci sono da quattro a otto ore al mese, secondo la fascia. Il punto è che le prime non mangiano le seconde, se il certificato va rinnovato non ti scalo un'ora di lavoro.

Quelle ore servono a questo: cambiare prezzi, orari, mettere una pagina nuova, un prodotto nuovo che entra in catalogo; guardare cosa ha portato richieste vere e cosa no; sistemare le cose mentre sono ancora piccole. Non è un fondo di garanzia per le emergenze: è lavoro che si fa comunque, ogni mese, che tu chiami o no.

È anche il motivo per cui un canone da novanta euro al mese e uno da diverse centinaia non sono confrontabili: dentro non c'è la stessa quantità di lavoro. Nessuno dei due è sbagliato, rispondono a due bisogni diversi.

Quanto costa ogni lingua in più

Una lingua aggiuntiva non si paga una volta e basta: è un moltiplicatore permanente su contenuti, posizionamento e manutenzione. Per questo la scrivo come voce a sé.

L'incremento è fisso e uguale per tutte le fasce, e questa è già un'informazione: vuol dire che tradurre e mantenere un sito grande non costa proporzionalmente più che farlo su uno piccolo, perché il lavoro in più è lo stesso.

Sul servizio SEO e blog l'incremento per lingua corrisponde esattamente ai due articoli in più al mese per quel mercato, non è un ricarico. Le campagne invece non scalano sulle lingue: lì il costo dipende da quanti mercati segui e da quanto budget c'è da gestire, non da quante lingue ha il sito.

Oltre le tre lingue si fa un preventivo a mano, perché a quel punto il progetto esce dalle forbici.

Quanto costa tenere un sito online

Questa parte esiste sempre, con qualunque fornitore e anche se il sito te lo fai da solo.

VoceCosto di mercato
Dominio .it o .com10 – 30 €/anno
Hosting condiviso30 – 120 €/anno
Hosting WordPress gestito180 – 600 €/anno
Certificato di sicurezzaspesso gratuito, fino a 250 €/anno
Plugin ed estensioni a pagamento100 – 300 €/anno
Manutenzione50 – 150 €/mese per un sito aziendale
Restyling, ogni 3-5 anni1.500 – 4.000 €

Nel canone dominio, hosting, certificato, backup, aggiornamenti e manutenzione sono compresi e non arrivano come rinnovi separati; il restyling, quando arriva il momento, si guarda a parte. Se compri un sito una tantum quelle voci restano fuori: sono tue, le gestisci tu o chi sceglierai. Se ti interessa la parte tecnica ne ho scritto in come scegliere il nome a dominio e nella guida ai programmi per creare siti ed e-commerce.

Le formule da 19 a 120 euro al mese: per chi funzionano

In Italia esistono offerte a canone che partono da 19-29 € al mese e arrivano a poco più di cento. Sono reali, funzionano, e per una parte delle attività sono la scelta giusta. Vale la pena dire per chi.

Funzionano bene quando: il sito è in una lingua sola, le pagine sono poche e cambiano di rado, i contenuti esistono già, non c'è niente da collegare a un gestionale o a un sistema di prenotazioni, e l'obiettivo è esserci più che essere trovati. Il sito biglietto da visita, insomma: fatto bene, sta lì per anni senza dare problemi.

Molti, in questo tipo di offerta, chiedono un vincolo di dodici mesi. Io no: la durata minima l’ho tolta.

Il mio lavoro comincia dove queste condizioni smettono di valere: quando le lingue diventano due, quando il sito deve portare contatti misurabili, quando c'è un gestionale dall'altra parte, quando ogni mese c'è qualcosa da cambiare.

Quanto costa un negozio online

Sul mercato italiano un negozio online con catalogo semplice costa 3.000-7.000 €, uno strutturato 7.000-20.000 €. Ma su un negozio il preventivo di costruzione è la parte meno decisiva del conto: ci sono le commissioni sui pagamenti, i contributi fissi che si pagano anche a fatturato zero e soprattutto il budget pubblicitario, che nel primo anno è quasi sempre la voce più pesante. Ho messo tutte e tre le parti, con le cifre verificate, in quanto costa un e-commerce.

Da me il negozio online è a canone mensile (su un catalogo di circa 30 prodotti), senza durata minima. I dettagli sono sulla pagina vendi i tuoi prodotti e servizi online.

Il negozio online, come il sito, lo vendo solo a canone, e nel suo caso il motivo è ancora più netto. Un sito fermo è una scelta legittima per chi ha già chi lo tiene aggiornato. Un negozio fermo no: smette semplicemente di vendere. I prodotti cambiano, i prezzi cambiano, i metodi di pagamento cambiano, e un catalogo che nessuno guarda diventa un problema nel giro di pochi mesi.

Quando invece non è un sito, è un software

Capita che quello che serve non sia un sito. È un programma: qualcosa che tiene il magazzino, gestisce le commesse, calcola i preventivi, fa parlare fra loro due sistemi che non si parlano. Da fuori si somigliano, si aprono tutti e due nel browser, ma sono due mestieri diversi, e costano in modo diverso.

La differenza pratica è questa: un sito racconta e vende, un software fa lavorare. Il primo ha davanti persone che non ti conoscono e devono capire in fretta; il secondo ha davanti dei colleghi che lo useranno ogni giorno per anni, e va costruito attorno al modo in cui lavorano.

C'è anche una ragione precisa per cui il software su misura non ha una forbice pubblicata come tutto il resto di questa pagina, ed è la stessa cosa che ho scritto sopra a proposito dell'ottimizzazione. Su un sito buona parte del lavoro è già risolta e collaudata, ed è questo che tiene il prezzo dove lo vedi. Un software su misura è per definizione la parte che non si può riusare: se il tuo processo fosse uguale a quello di qualcun altro esisterebbe già un programma in commercio, e costruirlo non avrebbe senso.

Per questo lì si preventiva a misura, dopo aver guardato il processo insieme a chi lo esegue tutti i giorni. E quasi sempre il primo lavoro non è programmare: è capire cosa va automatizzato e cosa invece va semplicemente tolto di mezzo.

Se è il tuo caso, ne ho scritto sulla pagina dedicata al software su misura.

Quanto costa il sito di un hotel o di una struttura ricettiva

Sta più in alto della media, e per tre ragioni concrete.

La prima è che il multilingua non è opzionale: due o tre lingue sono il minimo, e come hai visto sopra è la voce che pesa di più dopo i contenuti. La seconda è che c'è quasi sempre qualcosa da collegare, PMS, channel manager, booking engine, e quei sistemi vanno collaudati, non solo agganciati. Tieni presente che booking engine e channel manager hanno canoni propri, verso i loro fornitori, che non sono compresi in nessun preventivo di sito.

La terza è che il sito di una struttura non compete con un altro sito: compete con la commissione che paghi alle OTA su ogni notte. È un confronto diverso, e cambia quanto ha senso investirci.

Per un hotel le cifre giuste da guardare sono quelle a due lingue, non quelle monolingua: il monolingua, per chi ospita stranieri, non è nemmeno un'ipotesi. Ne ho scritto in dettaglio nella sezione dedicata alle strutture ricettive.

Come lavoro, e perché il prezzo sta lì

Torno sulla seconda metà della risposta, quella sull'ottimizzazione, perché da fuori non si vede, ed è quella che tiene il prezzo dov’è.

Uso automazioni per le cose ripetitive, l'AI nella produzione dei contenuti, e una serie di componenti che ho costruito nel tempo e che riuso da un progetto all'altro. Il modulo di contatto che funziona davvero, la gestione del consenso cookie, la struttura che i motori di ricerca leggono senza fatica, la scheda prodotto: sono problemi già risolti, e collaudati su decine di siti veri.

Non tolgo lavoro al progetto. Tolgo lavoro ripetitivo al progetto. È una differenza che si vede sul risultato: un modulo di contatto riusato ha già incontrato tutti i modi in cui poteva rompersi, e arriva sul tuo sito senza doverli incontrare di nuovo.

Il tempo che si libera va sulle cose che nel tuo caso sono diverse da quelle di tutti gli altri: cosa dici, a chi, e perché uno dovrebbe scegliere te. Quella parte non si riusa e non si automatizza.

E no, i testi non li scrive una macchina al posto mio. L'AI accorcia la parte meccanica, riordinare, riformulare, preparare varianti da valutare, non la parte in cui bisogna capire cosa vale la pena dire. Quella resta la più lenta, ed è giusto così.

Quanto tempo serve, e cosa serve da te

Due-tre settimane per un progetto semplice, tre-sei settimane per un sito professionale se i materiali sono pronti, da due a cinque mesi per un negozio online.

I tempi si allungano quasi sempre per due motivi soli, e nessuno dei due è tecnico: i materiali che non arrivano, testi, foto, listini, accessi, e le approvazioni lente. Se sai già chi in azienda decide, e quella persona ha mezz'ora a settimana, hai già tolto la metà dei ritardi possibili.

Come si confrontano due preventivi

Due numeri si confrontano solo se descrivono la stessa cosa. Queste sono le voci che devono comparire in tutti e due, altrimenti stai confrontando oggetti diversi:

  • Quante lingue
  • Chi scrive i testi
  • Chi fornisce le foto
  • Quante ore di assistenza sono comprese, e per quanto tempo
  • Quali sistemi esterni vanno collegati
  • Di chi sono il codice, il dominio e i dati
  • Se c'è una durata minima e un costo di avvio
  • In quanto tempo si consegna, e cosa serve da te perché quel tempo sia reale

Se una di queste voci manca in uno dei due, non è che quel preventivo sia peggiore: è che non sai ancora cosa contiene. Chiederlo è normale, e chi lavora bene risponde volentieri.

La garanzia

Trenta giorni per ripensarci.

In più di dieci anni non ho mai avuto un cliente scontento del lavoro consegnato. È per questo che posso permettermi di dirti questa cosa: hai 30 giorni dall’accettazione del preventivo per fermarti, o fino a quando il sito va online se succede prima. In quella finestra ti restituisco tutto quello che hai versato e ci salutiamo, senza chiederti altro e senza discuterne. Non ci sono condizioni da soddisfare e non c’è niente da dimostrare: decidi tu.

Rispondo io, entro un giorno lavorativo.

Non un centralino, non un modulo di assistenza. Se mi scrivi o mi chiami e non ti rispondo entro un giorno lavorativo, il canone di quel mese non lo paghi.

Il rischio dell’inizio me lo prendo io. È l’unico modo che ho per dirti «fidati» senza che sia soltanto una parola.

Da dove partire

Se sei arrivato fin qui probabilmente hai già capito in quale fascia ti trovi. Se non l'hai capito, è esattamente il motivo per cui conviene sentirsi.

Se preferisci partire da qualcosa di piccolo e concreto, c'è il check-up digitale: guardo il sito che hai adesso, i tuoi numeri e i tuoi concorrenti, e ti lascio un documento con le cose da fare in ordine di impatto. Se poi si parte con uno dei servizi a canone, non lo paghi. Ed è un lavoro che va benissimo anche se finisce lì.

Altrimenti scrivimi e raccontami cosa fai e cosa ti serve: ti dico in che fascia sei, e se secondo me non ti serve un sito nuovo te lo dico lo stesso.

Domande frequenti

Quanto costa mantenere un sito web all'anno?

Il dominio costa 10-30 € l'anno e l'hosting va da 30-120 € l'anno per uno condiviso a 180-600 € per uno gestito. A questo si aggiungono gli interventi: aggiornamenti, correzioni, modifiche ai contenuti. Nel canone mensile queste voci sono già comprese e non arrivano come rinnovi separati.

Quanto costano il dominio e l'hosting?

Un dominio .it o .com costa 10-30 € l'anno. Un hosting condiviso 30-120 € l'anno, uno gestito per WordPress 180-600 €. Il certificato di sicurezza oggi è spesso gratuito. Sono cifre che paghi comunque, a me o a chiunque altro: nel canone sono comprese. Se compri un sito una tantum, da chiunque, restano una voce a parte che continui a pagare ogni anno.

Cosa si paga dal secondo anno?

Con il canone si paga lo stesso canone, senza rinnovi a sorpresa: dominio, hosting, certificato, aggiornamenti e le ore per le modifiche sono già dentro. Con un sito comprato una tantum quelle voci restano tutte fuori, e tornano ogni anno.

Quanto costa aggiungere una lingua al sito?

Una lingua in più costa ogni mese, sia sul sito sia sul lavoro di posizionamento, e l'incremento è lo stesso qualunque sia la fascia. Il motivo è che una lingua non è una traduzione fatta una volta sola: è contenuto che va scritto e mantenuto per sempre, e per questo si conta come voce a sé.

Quanto tempo ci vuole per fare un sito web?

Due o tre settimane per un progetto semplice, tre-sei settimane per un sito professionale se testi e foto sono già pronti, da due a cinque mesi per un e-commerce. I tempi si allungano quasi sempre per due motivi soli: materiali che non arrivano e approvazioni lente.

Quanto costa un e-commerce?

Sul mercato italiano un negozio online con catalogo semplice costa 3.000-7.000 €, uno strutturato 7.000-20.000 €. Da me è a canone mensile, senza durata minima, e la cifra la faccio sul caso. Vanno considerate anche le commissioni sui pagamenti, che restano a parte.

Quanto costa far trovare il sito su Google?

SEO e blog è un canone mensile che comprende due articoli al mese per ogni lingua; gli articoli aggiuntivi e le lingue in più si sommano al canone. Anche le campagne su Google o su Meta sono un canone di gestione, con il budget pubblicitario a parte: quello lo paghi direttamente alla piattaforma.

Meglio un freelance o un'agenzia per fare un sito?

Dipende più da cosa deve fare il sito che da chi lo costruisce: le fasce di mercato sono le stesse per tutti, 800-3.500 € per un sito vetrina e 2.500-8.000 € per uno aziendale. Quello che cambia è la struttura: un'agenzia mette a disposizione più figure specializzate e più continuità di copertura, un freelance un interlocutore unico e meno passaggi. Su un sito di poche decine di pagine funzionano bene entrambe le formule.

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