Se sei arrivato qui è perché ti interessa capire quali siano i motivi che mi abbiano spinto ad aiutare imprenditori e liberi professionisti.

Lascia che ti racconti…

Una giornata piovosa

Era una mattina del Marzo del 2015, uno di quei giorni di pioggia, che segnavano il passaggio dall’inverno alla primavera.

In quegli anni seguivo diversi miei progetti, e stavo finendo di sistemare una presentazione da inviare a dei potenziali investitori.

All’epoca ero uno sbarbatello sognatore, con l’ambizione di diventare il nuovo Steve Jobs.

Mi piaceva stare con altri ragazzi che volevano costruire qualcosa e che come me, con la mente guardavano al futuro, parlavamo in codici incompresi dalla maggior parte delle persone.

Ero assorto nei miei pensieri, quando quel silenzio fu interrotto dallo squillare del mio telefono…

Guardai il numero sullo schermo, ma non era presente in rubrica:

«Pronto..»

«Ciao Simone, mi chiamo Paola mi ha dato il tuo numero Francesco e mi ha detto che lavori con i computer»

«Ciao Paola, piacere mio, come posso esserti utile?»

«Io ho un negozio e avrei bisogno di una mano con la parte internet… sai non ci capisco molto di queste cose qui… ma Francesco mi ha detto che sei bravo»

Mentre ascoltavo la suo voce, ebbi la sensazione che qualcosa non andava, come un nodo in gola e difficoltà nel parlare.

Fissammo un appuntamento per le 17:30 del pomeriggio stesso.

Raggiunsi l’indirizzo che si trovava in una zona periferica ma piuttosto trafficata. Scesi dalla macchina mentre continuava a piovere a dirotto, e stava iniziando a far buio.

Alzai gli occhi alla ricerca del negozio e rimasi colpito da un’insegna con alcune lettere del neon che lampeggiavano ad intermittenza.

Mettendo meglio a fuoco scoprii che il negozio di Paola era proprio quello. Era un negozio di abbigliamento da donna composto da due vetrine.

Restai un attimo con l’ombrello sotto la pioggia a osservare le vetrine.

I tre manichini erano colpiti solo dalla luce di tre piccoli faretti, che illuminavano dall’alto. Gli schizzi di pioggia si erano depositati sulla parte inferiore delle vetrine, e ciò rendeva ancora più difficile vedere gli accessori disposti in basso.

Non ci siamo… pensavo tra me e me…

Decido di suonare il campanello – «Din-don»

Paola mi venne incontro con gentilezza, ma i suoi occhi stanchi nascondevano altro. Mi iniziò a parlare del suo negozio e mi fece toccare con mano la qualità dei suoi prodotti.

Scoprì che quell’attività l’aveva creata con sudore e sacrifici, e fino al 2012 era andato tutto bene, riuscendo a vivere dignitosamente con suo figlio.

«Ma poi la crisi economica mi ha travolta, e le tasse, sai la gente pensa ad altro e non entra più in negozio» continuò Paola «Guarda qui, in magazzino sono piena di vestiti, non ho più lo spazio neanche per muovermi. Li avevo comprati basandomi sugli anni passati ma quest’anno le vendite sono state un disastro».

Io l’ascoltavo in silenzio, quando dopo qualche secondo di silenzio ci sedemmo, lei abbassando lo sguardo, perso nel vuoto, mi disse:

«La verità è che mi sono rimasti solo gli ultimi 500€ e mi bastano fino alla fine del prossimo mese, poi chiudo definitivamente».

Boooom! Uno schiaffo in piena faccia mi avrebbe fatto meno male. Lo stomaco mi si contorceva. Quello era il mondo reale!

Io che ero abituato a pensare al futuro e alle macchine volanti, ero stato riportato in meno di tre secondi sul pianeta terra.

Raccolsi tutte le informazioni necessarie, la salutai con la promessa che entro pochi giorni le avrei fatto sapere qualcosa.

Salii in auto direzione casa.

Mi sentivo svuotato, ripensando tra me e me alle parole di Paola, solo, con le gocce di pioggia che si infrangevano sul parabrezza.

La notte non riuscii a prendere sonno, mi giravo e rigiravo nel letto pensando a possibili soluzioni per salvare l’attività.

E il tempo era sempre meno. Un giorno in più avrebbe significato un giorno in meno di vita per l’attività di Paola.

Decisi di prendere carta e penna, e di appuntarmi un ipotetico scenario.

In pratica avrei dovuto far fruttare quei 500 €. Una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma io non ero Gesù Cristo.

Due giorni dopo

Dopo due giorni andai al negozio di Paola.

Mi sedetti e iniziai con le dovute premesse:

«Paola, forse sono pazzo io, ma se ci riusciamo potrebbe essere un mezzo miracolo, non voglio darti false illusioni. Ma se è l’ultima carta da giocarci, dobbiamo giocarla. Adesso. Ho un piano».

Sul suo volto vedevo un abbozzato sorriso di speranza.

Questo da un lato mi tranquillizzava perché sapevo di avere la sua attenzione, dall’altro mi paralizzava perché se le cose non fossero andate come avevo pianificato, mi sarei portato sulle spalle dei miei all’epoca 25 anni (beatà gioventù) la responsabilità di un fallimento.

E qui non avrebbe fallito una “startup” dove l’eventuale chiusura la metti in conto sin dalla sua ideazione. Ma una madre ed un figlio sarebbero finiti in rovina (qualche mese più tardi scoprii che aveva anche un finanziamento in corso).

Mi stavo davvero cagando addosso dalla paura di non farcela e di portarmi un tormento…

Mi alzai e aprii la porta del magazzino, presi in mano una gonna e le dissi:

«Paola, i tuoi soldi sono qui».

Mi guardò perplessa, pensando probabilmente che io fossi diventato pazzo.

Continuai: «La prima cosa da fare è mettere in sicurezza l’attività per i prossimi 3 mesi, e per farlo ci servono soldi freschi in cassa. I tuoi 500€ verranno utilizzati per creare una campagna su Facebook su determinati accessori e vestiti che avranno un prezzo fisso. Ma non sarà una svendita, dobbiamo far credere a tutti che il negozio sta bene ed è in salute, facendo una promozione temporanea. Per farlo dobbiamo svecchiare la tua immagine, inizieremo da quella online».

Paola, iniziava a capire annuendo.

«Il lavoro verrà così suddiviso, in questi primi venti giorni creerò il tuo sito, il giorno successivo partiremo con la campagna su Facebook per altri venti giorni, per le persone con determinati interessi verso i marchi che tratti in negozio e solo di un’età ben specifica, 25-35 anni, nel raggio di 20 km dal tuo negozio. Ma nel frattempo tu però devi fare un’ulteriore sforzo».

«Quale?» mi domandò Paola.

«Far sistemare i led dell’insegna, l’illuminazione interna, e far dare una mano di bianco, i vestiti non si vedono e il negozio mette tristezza a chi ci entra. Ah, e dovrai anche essere aperta tutti i sabato e la seconda domenica del mese, la gente in settimana ha poco tempo e approfitta del weekend per andare in giro, soprattutto ora che arriva la primavera».

Ero stato un po’ brusco forse, e mi sarei aspettato qualsiasi risposta, ma lo dissi per il suo bene.

«Hai ragione» mi disse lei.

Due giorni dopo, suo cognato le sistemò l’insegna, sostituì le lampade interne in negozio e diede il bianco.

La parola data va sempre onorata

Io durante le prime settimane di lavoro portavo avanti i miei progetti e il sito di Paola. Ero stremato e dormivo tre ore a notte, ma ormai le avevo dato la mia parola, e se c’è una cosa che mio padre mi ha insegnato è che “la parola data va sempre onorata”.

Il sito fu completato in anticipo rispetto al periodo di tempo stabilito e partimmo con la campagna Facebook che portava al sito dove venivano presentati i prodotti.

  • Il primo giorno i post ricevettero qualche “mi piace” sporadico. Era ancora presto per dire se la strategia a cui avevo pensato fosse corretta, ma ci credevo.
  • Il secondo giorno qualche “mi piace” in più, quattro condivisioni e due chiamate, una per fissare una visita in negozio, una per ricevere informazioni. Budget finora speso 12,90€. Paola nel frattempo mi aggiornava costantemente via WhatsApp.
  • Il terzo giorno era un giovedì, e il weekend si avvicinava. Controllai l’andamento delle campagne su Facebook: 15 condivisioni e le ragazze iniziavano a taggare le amiche sotto il post. Mi chiamò Paola con una voce più sollevata «Ciao Simone, oggi una cliente ha acquistato, ho ricevuto molte chiamate e per questo weekend ho già diversi appuntamenti». Un lumino di speranza si accendeva in fondo al tunnel.
  • Quinto giorno, sabato sera ore 20:00, squilla il telefono:

«Scusami se ti chiamo a quest’ora ma volevo farti sapere com’è andata la giornata. Ti dico solo che sto chiudendo ora il negozio, sono stata letteralmente presa d’assalto e mi è venuta a dare una mano mia sorella. Abbiamo fatto 11 vendite oggi!».

Ero esterrefatto e felicissimo allo stesso tempo. Aprii la schermata per controllare la campagna pubblicitaria e vidi che aveva ottenuto ben 52 condivisioni e altrettante ragazze taggavano le amiche sotto il post

La campagna si concluse con questo risultato (ho coperto i nomi per garantire la privacy di tutti). Oltre 6 anni sono passati (nel momento in cui scrivo questa pagina è il 2021) ma ogni commento lasciato dalle clienti lo ricordo come fosse ieri:

Un finale con il sorriso

I mesi e gli anni successivi da quel primo incontro sono poi stati susseguiti da una totale rinascita del negozio, da una ristrutturazione completa (a cui si è aggiunto un ampliamento della struttura), da nuovi progetti e lavori svolti insieme.

A ripensarci mi vengono ancora i brividi: Paola si è fidata, ed io forse complice la follia di gioventù l’ho aiutata ad uscire da quella brutta situazione.

Ma oltre alla soddisfazione economica c’è stata una consapevolezza da parte di entrambi:

Paola ha capito che avrebbe potuto sfruttare prima le potenzialità di internet, e che quello sarebbe stato il “nuovo mondo”.

Io, sono maturato molto a livello personale, e mi sono reso conto di quanto sia fondamentale internet per la crescita delle piccole, medie imprese e liberi professionisti. E di quanto potenziale inespresso ci sia nel nostro paese.

La mia Mission

Mi sveglio ogni mattina con una speranza: che un’azienda non arrivi al punto di Paola prima di contattarmi.

Per questo, fornisco le mie consulenze e quelle del mio team con cui condivido gli stessi valori, e divulgo contenuti online per rendere più consapevoli gli imprenditori e i liberi professionisti sull’importanza di avere una strategia e una presenza online solida, efficace e duratura.

Se sei arrivato qui è perché ti interessa capire quali siano i motivi che mi abbiano spinto ad aiutare imprenditori e liberi professionisti.

Lascia che ti racconti…

Una giornata piovosa

Era una mattina del Marzo del 2015, uno di quei giorni di pioggia, che segnavano il passaggio dall’inverno alla primavera.

In quegli anni seguivo diversi miei progetti, e stavo finendo di sistemare una presentazione da inviare a dei potenziali investitori.

All’epoca ero uno sbarbatello sognatore, con l’ambizione di diventare il nuovo Steve Jobs.

Mi piaceva stare con altri ragazzi che volevano costruire qualcosa e che come me, con la mente guardavano al futuro, parlavamo in codici incompresi dalla maggior parte delle persone.

Ero assorto nei miei pensieri, quando quel silenzio fu interrotto dallo squillare del mio telefono…

Guardai il numero sullo schermo, ma non era presente in rubrica:

«Pronto..»

«Ciao Simone, mi chiamo Paola mi ha dato il tuo numero Francesco e mi ha detto che lavori con i computer»

«Ciao Paola, piacere mio, come posso esserti utile?»

«Io ho un negozio e avrei bisogno di una mano con la parte internet… sai non ci capisco molto di queste cose qui… ma Francesco mi ha detto che sei bravo»

Mentre ascoltavo la suo voce, ebbi la sensazione che qualcosa non andava, come un nodo in gola e difficoltà nel parlare.

Fissammo un appuntamento per le 17:30 del pomeriggio stesso.

Raggiunsi l’indirizzo che si trovava in una zona periferica ma piuttosto trafficata. Scesi dalla macchina mentre continuava a piovere a dirotto, e stava iniziando a far buio.

Alzai gli occhi alla ricerca del negozio e rimasi colpito da un’insegna con alcune lettere del neon che lampeggiavano ad intermittenza.

Mettendo meglio a fuoco scoprii che il negozio di Paola era proprio quello. Era un negozio di abbigliamento da donna composto da due vetrine.

Restai un attimo con l’ombrello sotto la pioggia a osservare le vetrine.

I tre manichini erano colpiti solo dalla luce di tre piccoli faretti, che illuminavano dall’alto. Gli schizzi di pioggia si erano depositati sulla parte inferiore delle vetrine, e ciò rendeva ancora più difficile vedere gli accessori disposti in basso.

Non ci siamo… pensavo tra me e me…

Decido di suonare il campanello – «Din-don»

Paola mi venne incontro con gentilezza, ma i suoi occhi stanchi nascondevano altro. Mi iniziò a parlare del suo negozio e mi fece toccare con mano la qualità dei suoi prodotti.

Scoprì che quell’attività l’aveva creata con sudore e sacrifici, e fino al 2012 era andato tutto bene, riuscendo a vivere dignitosamente con suo figlio.

«Ma poi la crisi economica mi ha travolta, e le tasse, sai la gente pensa ad altro e non entra più in negozio» continuò Paola «Guarda qui, in magazzino sono piena di vestiti, non ho più lo spazio neanche per muovermi. Li avevo comprati basandomi sugli anni passati ma quest’anno le vendite sono state un disastro».

Io l’ascoltavo in silenzio, quando dopo qualche secondo di silenzio ci sedemmo, lei abbassando lo sguardo, perso nel vuoto, mi disse:

«La verità è che mi sono rimasti solo gli ultimi 500€ e mi bastano fino alla fine del prossimo mese, poi chiudo definitivamente».

Boooom! Uno schiaffo in piena faccia mi avrebbe fatto meno male. Lo stomaco mi si contorceva. Quello era il mondo reale!

Io che ero abituato a pensare al futuro e alle macchine volanti, ero stato riportato in meno di tre secondi sul pianeta terra.

Raccolsi tutte le informazioni necessarie, la salutai con la promessa che entro pochi giorni le avrei fatto sapere qualcosa.

Salii in auto direzione casa.

Mi sentivo svuotato, ripensando tra me e me alle parole di Paola, solo, con le gocce di pioggia che si infrangevano sul parabrezza.

La notte non riuscii a prendere sonno, mi giravo e rigiravo nel letto pensando a possibili soluzioni per salvare l’attività.

E il tempo era sempre meno. Un giorno in più avrebbe significato un giorno in meno di vita per l’attività di Paola.

Decisi di prendere carta e penna, e di appuntarmi un ipotetico scenario.

In pratica avrei dovuto far fruttare quei 500 €. Una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma io non ero Gesù Cristo.

Due giorni dopo

Dopo due giorni andai al negozio di Paola.

Mi sedetti e iniziai con le dovute premesse:

«Paola, forse sono pazzo io, ma se ci riusciamo potrebbe essere un mezzo miracolo, non voglio darti false illusioni. Ma se è l’ultima carta da giocarci, dobbiamo giocarla. Adesso. Ho un piano».

Sul suo volto vedevo un abbozzato sorriso di speranza.

Questo da un lato mi tranquillizzava perché sapevo di avere la sua attenzione, dall’altro mi paralizzava perché se le cose non fossero andate come avevo pianificato, mi sarei portato sulle spalle dei miei all’epoca 25 anni (beatà gioventù) la responsabilità di un fallimento.

E qui non avrebbe fallito una “startup” dove l’eventuale chiusura la metti in conto sin dalla sua ideazione. Ma una madre ed un figlio sarebbero finiti in rovina (qualche mese più tardi scoprii che aveva anche un finanziamento in corso).

Mi stavo davvero cagando addosso dalla paura di non farcela e di portarmi un tormento…

Mi alzai e aprii la porta del magazzino, presi in mano una gonna e le dissi:

«Paola, i tuoi soldi sono qui».

Mi guardò perplessa, pensando probabilmente che io fossi diventato pazzo.

Continuai: «La prima cosa da fare è mettere in sicurezza l’attività per i prossimi 3 mesi, e per farlo ci servono soldi freschi in cassa. I tuoi 500€ verranno utilizzati per creare una campagna su Facebook su determinati accessori e vestiti che avranno un prezzo fisso. Ma non sarà una svendita, dobbiamo far credere a tutti che il negozio sta bene ed è in salute, facendo una promozione temporanea. Per farlo dobbiamo svecchiare la tua immagine, inizieremo da quella online».

Paola, iniziava a capire annuendo.

«Il lavoro verrà così suddiviso, in questi primi venti giorni creerò il tuo sito, il giorno successivo partiremo con la campagna su Facebook per altri venti giorni, per le persone con determinati interessi verso i marchi che tratti in negozio e solo di un’età ben specifica, 25-35 anni, nel raggio di 20 km dal tuo negozio. Ma nel frattempo tu però devi fare un’ulteriore sforzo».

«Quale?» mi domandò Paola.

«Far sistemare i led dell’insegna, l’illuminazione interna, e far dare una mano di bianco, i vestiti non si vedono e il negozio mette tristezza a chi ci entra. Ah, e dovrai anche essere aperta tutti i sabato e la seconda domenica del mese, la gente in settimana ha poco tempo e approfitta del weekend per andare in giro, soprattutto ora che arriva la primavera».

Ero stato un po’ brusco forse, e mi sarei aspettato qualsiasi risposta, ma lo dissi per il suo bene.

«Hai ragione» mi disse lei.

Due giorni dopo, suo cognato le sistemò l’insegna, sostituì le lampade interne in negozio e diede il bianco.

La parola data va sempre onorata

Io durante le prime settimane di lavoro portavo avanti i miei progetti e il sito di Paola. Ero stremato e dormivo tre ore a notte, ma ormai le avevo dato la mia parola, e se c’è una cosa che mio padre mi ha insegnato è che “la parola data va sempre onorata”.

Il sito fu completato in anticipo rispetto al periodo di tempo stabilito e partimmo con la campagna Facebook che portava al sito dove venivano presentati i prodotti.

  • Il primo giorno i post ricevettero qualche “mi piace” sporadico. Era ancora presto per dire se la strategia a cui avevo pensato fosse corretta, ma ci credevo.
  • Il secondo giorno qualche “mi piace” in più, quattro condivisioni e due chiamate, una per fissare una visita in negozio, una per ricevere informazioni. Budget finora speso 12,90€. Paola nel frattempo mi aggiornava costantemente via WhatsApp.
  • Il terzo giorno era un giovedì, e il weekend si avvicinava. Controllai l’andamento delle campagne su Facebook: 15 condivisioni e le ragazze iniziavano a taggare le amiche sotto il post. Mi chiamò Paola con una voce più sollevata «Ciao Simone, oggi una cliente ha acquistato, ho ricevuto molte chiamate e per questo weekend ho già diversi appuntamenti». Un lumino di speranza si accendeva in fondo al tunnel.
  • Quinto giorno, sabato sera ore 20:00, squilla il telefono:

«Scusami se ti chiamo a quest’ora ma volevo farti sapere com’è andata la giornata. Ti dico solo che sto chiudendo ora il negozio, sono stata letteralmente presa d’assalto e mi è venuta a dare una mano mia sorella. Abbiamo fatto 11 vendite oggi!».

Ero esterrefatto e felicissimo allo stesso tempo. Aprii la schermata per controllare la campagna pubblicitaria e vidi che aveva ottenuto ben 52 condivisioni e altrettante ragazze taggavano le amiche sotto il post

La campagna si concluse con questo risultato (ho coperto i nomi per garantire la privacy di tutti). Oltre 6 anni sono passati (nel momento in cui scrivo questa pagina è il 2021) ma ogni commento lasciato dalle clienti lo ricordo come fosse ieri:

Un finale con il sorriso

I mesi e gli anni successivi da quel primo incontro sono poi stati susseguiti da una totale rinascita del negozio, da una ristrutturazione completa (a cui si è aggiunto un ampliamento della struttura), da nuovi progetti e lavori svolti insieme.

A ripensarci mi vengono ancora i brividi: Paola si è fidata, ed io forse complice la follia di gioventù l’ho aiutata ad uscire da quella brutta situazione.

Ma oltre alla soddisfazione economica c’è stata una consapevolezza da parte di entrambi:

Paola ha capito che avrebbe potuto sfruttare prima le potenzialità di internet, e che quello sarebbe stato il “nuovo mondo”.

Io, sono maturato molto a livello personale, e mi sono reso conto di quanto sia fondamentale internet per la crescita delle piccole, medie imprese e liberi professionisti. E di quanto potenziale inespresso ci sia nel nostro paese.

La mia Mission

Mi sveglio ogni mattina con una speranza: che un’azienda non arrivi al punto di Paola prima di contattarmi.

Per questo, fornisco le mie consulenze e quelle del mio team con cui condivido gli stessi valori, e divulgo contenuti online per rendere più consapevoli gli imprenditori e i liberi professionisti sull’importanza di avere una strategia e una presenza online solida, efficace e duratura.