BlogGuide
Sito vetrina o e-commerce: la differenza vera e come scegliere

Un clic, e Google ti mostrerà i miei articoli più spesso fra i tuoi risultati.
Chi mi scrive per un sito nuovo parte quasi sempre dalla stessa frase: «voglio vendere online». Poi, parlandoci, spesso salta fuori che non è vero: quello che serve davvero è farsi trovare e ricevere richieste, non incassare un pagamento sul sito. Sono due prodotti diversi, con un costo diverso e un lavoro diverso dopo la messa online, e confonderli è il modo più rapido per pagare per qualcosa che poi non userai.
Cosa fa un sito vetrina
Un sito vetrina presenta l'attività: chi sei, cosa fai, i lavori fatti, come contattarti. Non ha carrello né pagamento. L'obiettivo non è vendere sul sito, è portare una persona a fare il passo dopo, una chiamata, un messaggio, una richiesta di preventivo. La vendita, quando arriva, si chiude altrove: al telefono, in negozio, con uno scambio di email.
Funziona bene ovunque il prezzo o il prodotto non siano fissi in partenza: uno studio professionale, un artigiano che lavora su misura, un'attività che offre un servizio da valutare caso per caso. Ne ho scritto più nel dettaglio, per chi lavora su commissione, in sito web per artigiani.
Cosa fa un e-commerce
Un e-commerce chiude la vendita sul sito stesso. Il visitatore sceglie un prodotto da un catalogo, lo aggiunge al carrello, paga, e da quel momento il negozio deve occuparsene: confermare l'ordine, prepararlo, spedirlo, gestire un eventuale reso. Non c'è una persona che valuta la richiesta prima che il pagamento parta: il sito lavora al posto tuo, ventiquattro ore su ventiquattro.
Per questo un e-commerce ha bisogno di condizioni che un sito vetrina non richiede: un catalogo aggiornato, prezzi fissi o comunque calcolabili in automatico, una logistica in grado di reggere gli ordini che arrivano.
Il criterio vero, non il numero di prodotti
La domanda giusta non è «ho abbastanza prodotti per un negozio online», è dove si chiude oggi una vendita. Se prima di vendere c'è sempre un passaggio che solo una persona può fare, capire una misura, verificare una disponibilità, valutare una personalizzazione, un e-commerce non elimina quel passaggio: lo sposta dopo il pagamento, dove crea più problemi di quanti ne risolva. Un catalogo con prezzi fissi su prodotti che in realtà vanno concordati resta vuoto, o peggio, genera ordini che poi vanno corretti a mano uno per uno.
Se invece il prodotto è pronto, ha un prezzo stabile, e chi lo vuole può comprarlo senza bisogno di parlarti prima, l'e-commerce toglie lavoro invece di aggiungerne: ogni vendita che il sito chiude da solo è una telefonata o un'email che non devi gestire tu.
Il peso che l'e-commerce porta con sé
Il sito è solo la prima voce. Chi vende a distanza deve garantire al consumatore il diritto di recesso: quattordici giorni per ripensarci senza dover dare una motivazione, previsto dall'articolo 52 del Codice del Consumo. Il termine decorre dalla consegna per un prodotto fisico, e la legge prevede eccezioni, per esempio i beni deperibili o quelli fatti su misura per quel cliente. È un obbligo legato alla vendita a distanza in sé, non allo strumento con cui la fai: su un e-commerce riguarda per definizione ogni ordine, perché ogni ordine si chiude online senza che tu e il cliente vi siate mai parlati prima.
A questo si aggiunge il lavoro che continua ogni settimana: aggiornare il catalogo quando un prodotto finisce o cambia prezzo, gestire pagamenti e rimborsi, occuparsi di spedizioni che non sempre arrivano come previsto. Non è un costo che si esaurisce con la realizzazione del sito: è un'attività che va tenuta viva, e va messa in conto prima di partire, non scoperta dopo.
Quanto costano
Sul mercato italiano un sito vetrina di 5-8 pagine va da 800 a 3.500 €, un negozio online con catalogo semplice da 3.000 a 7.000 €, uno strutturato da 7.000 a 20.000 €. La forbice si allarga soprattutto per l'e-commerce perché il lavoro non finisce alla messa online: c'è ancora la gestione di catalogo, pagamenti e spedizioni di cui sopra. Il conto completo, comprese le voci che non stanno nel preventivo di costruzione, è in quanto costa un sito web e in quanto costa un e-commerce.
Il caso di mezzo
Esiste anche una via intermedia: una vetrina con un listino visibile e un modulo di richiesta al posto del carrello. Funziona quando le vendite sono poche e preferisci restare tu a chiudere ogni trattativa, magari perché su ogni ordine c'è ancora qualcosa da concordare o perché il volume non giustifica il lavoro di un catalogo vero. Smette di funzionare quando le richieste crescono e passarle a mano una per una diventa il punto dove il lavoro si accumula: è il segnale che è il momento di valutare un e-commerce, non prima.
Se non sei sicuro in quale dei due casi ti trovi, scrivimi e raccontami come si chiude oggi una tua vendita: te lo dico con una risposta, anche se è che ti conviene restare come sei.