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Sito web veloce: quanto conta per chi lo visita e per Google

Vista ravvicinata di due prese di rete a muro con cavi ethernet collegati e una spia luminosa accesa
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«Il mio sito è veloce abbastanza?» è una domanda che nasconde due domande diverse, con due risposte di peso molto diverso: quanto conta per chi visita il sito, e quanto conta per Google. Vale la pena separarle, perché confonderle porta quasi sempre a sopravvalutare la seconda e sottovalutare la prima.

Per chi visita il sito: la parte che pesa di più

Chi apre il tuo sito decide se restare prima ancora di leggere una parola, solo da quanto in fretta compare qualcosa da guardare. Non è un'impressione: è misurabile con un test vero, traffico diviso a metà fra due versioni della stessa pagina.

Rakuten 24, una catena di negozi giapponese, ha fatto esattamente questo: un mese di test, metà dei visitatori sulla pagina originale e metà su una versione più veloce, stessa pagina per il resto. Il risultato, pubblicato da Google: +53% di ricavo per visitatore e +33% di tasso di conversione, solo per aver reso più veloce la pagina.

Vodafone Italia ha misurato lo stesso meccanismo con un test analogo, su circa centomila clic al giorno per versione: riducendo del 31% il tempo di caricamento della parte principale della pagina, le vendite sono aumentate dell'8%.

Sono due aziende enormi, e le percentuali esatte non si trasferiscono uno a uno a un sito aziendale piccolo: il punto non è «aspettati lo stesso numero», è che la direzione è la stessa ovunque sia stata misurata con un confronto vero e non con un'impressione. Un sito più veloce trattiene più persone, e più persone che restano diventano più richieste.

Per Google: un segnale vero, ma non quello che pensi

Qui la tentazione è opposta: pensare che un sito veloce «vinca» su Google. Non è così, e lo dice Google stesso, nella sua documentazione ufficiale: cerca sempre di mostrare il contenuto più pertinente, anche quando l'esperienza della pagina non è ottimale. Non esiste un singolo segnale dedicato alla velocità: i sistemi di ranking guardano un insieme di segnali legati all'esperienza complessiva della pagina.

In pratica: una pagina lenta ma davvero utile può posizionarsi bene lo stesso. A parità di contenuto fra due pagine concorrenti, quella più veloce ha un vantaggio. È un fattore reale, ma minore rispetto a scrivere qualcosa che risponde meglio alla ricerca: la velocità non sostituisce un contenuto debole, lo spinge un po' più in alto quando è già forte.

Vale la pena sapere anche quanto è diffuso il problema: secondo il Web Almanac di HTTP Archive, sui dati di Chrome raccolti a luglio 2025, solo il 48% dei siti su mobile e il 56% su desktop supera tutte le soglie che Google considera «buone». La maggioranza dei siti al mondo, oggi, non ci arriva ancora: non è una gara persa in partenza.

Le soglie sono queste, e sono pubbliche: un sito è «buono» se si carica entro 2,5 secondi, risponde ai tocchi entro 200 millisecondi e non si muove in modo brusco mentre carica. Sopra i 4 secondi, Google lo classifica come «scarso».

Cosa rende un sito lento, di solito

Tre cause coprono la maggior parte dei casi, e nessuna richiede di rifare il sito.

Foto troppo pesanti. Una fotografia scattata con uno smartphone recente pesa spesso diversi megabyte, e se viene caricata così com'è, senza ridimensionarla per il web, da sola può raddoppiare il tempo di caricamento di una pagina.

Un hosting scadente. Se lo spazio dove vive il sito impiega troppo a rispondere alla prima richiesta, ogni pagina parte già in ritardo prima ancora che il browser inizi a scaricare qualcosa: cosa deve avere un buon hosting l'ho messo per esteso in un altro articolo.

Troppi script di terze parti. Plugin, tracciamenti, widget di chat, mappe incorporate: ognuno aggiunge un pezzo che il browser deve scaricare ed eseguire, e si accumulano nel tempo senza che nessuno li tolga quando non servono più.

Come si scopre se il proprio sito è lento

Con PageSpeed Insights, uno strumento gratuito di Google: si inserisce l'indirizzo del sito e si guarda il punteggio mobile, non desktop, perché è da telefono che arriva la maggior parte di chi cerca. Il risultato indica anche quale delle tre soglie sta fallendo, che è già metà del lavoro per capire cosa sistemare.

Se gestisci una struttura ricettiva, lo stesso controllo è il terzo di sette in una lista pensata apposta per capire se il sito non porta prenotazioni va sistemato o rifatto da zero: vale la pena farli tutti, non solo quello sulla velocità.

Da dove partire

Un punteggio rosso su PageSpeed Insights ti sta già costando visitatori, indipendentemente da cosa faccia o non faccia Google: è quella la parte del problema che pesa di più, e nella maggior parte dei casi si sistema senza toccare la struttura del sito. Se vuoi sapere in quale dei due casi sei, scrivimi e te lo dico dopo averlo controllato io, non solo con un punteggio automatico.

Domande frequenti

La velocità di un sito influisce davvero su chi lo visita?

Sì, ed è misurabile con test veri. Rakuten 24 ha testato una pagina più veloce contro l'originale, metà del traffico su ciascuna per un mese: risultato, +53% di ricavo per visitatore e +33% di conversioni. Vodafone Italia ha fatto lo stesso test riducendo del 31% il tempo di caricamento della parte principale della pagina, e le vendite sono salite dell'8%. Sono due grandi aziende, quindi le percentuali non si trasferiscono automaticamente a un sito piccolo: ma la direzione, più veloce vende di più, è la stessa dovunque sia stata misurata con un test controllato.

È vero che Google penalizza i siti lenti?

Google dichiara, nella sua documentazione ufficiale, di usare la velocità di una pagina fra i segnali di posizionamento, ma aggiunge subito il punto che pesa di più: cerca sempre di mostrare il contenuto più pertinente, anche quando l'esperienza della pagina non è ottimale. Non esiste un singolo segnale dedicato alla velocità: i sistemi di ranking guardano un insieme di segnali. Una pagina lenta ma pertinente può comunque posizionarsi bene; a parità di pertinenza, quella più veloce ha un vantaggio.

Quali sono i valori con cui Google giudica se un sito è veloce?

Un sito è considerato «buono» se si carica entro 2,5 secondi, se risponde ai tocchi entro 200 millisecondi e se non si muove in modo brusco mentre carica. Sopra i 4 secondi di caricamento, Google lo classifica come «scarso». Non sono soglie di un consulente: sono i valori ufficiali con cui Google misura ogni sito, incluso il tuo.

Come faccio a sapere se il mio sito è lento?

Con PageSpeed Insights, uno strumento gratuito di Google: inserisci l'indirizzo del sito e guarda il punteggio mobile, non quello desktop, perché è da telefono che arriva la maggior parte di chi cerca. Il punteggio dice anche quale delle tre soglie sta fallendo, il che aiuta a capire dove intervenire.

Cosa rende un sito lento, nella maggior parte dei casi?

Tre cause, quasi sempre le stesse: foto troppo pesanti che nessuno ha ridimensionato prima di caricarle, un hosting scadente che impiega troppo a rispondere alla prima richiesta, e troppi plugin o script di terze parti che si caricano tutti insieme, spesso per funzioni che nessuno usa più.

Se il sito è lento, va rifatto da zero?

Quasi mai. Foto pesanti, hosting scadente, troppi plugin si sistemano senza toccare la struttura del sito. Il segnale che serve davvero un rifacimento è diverso: un sito costruito su una base così vecchia che non si adatta al telefono, dove ogni intervento ne rompe un altro.

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