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Il sito è fermo da anni: conviene rifarlo o aggiustarlo?

Un clic, e Google ti mostrerà i miei articoli più spesso fra i tuoi risultati.
La decisione si misura su quattro segnali verificabili, non sulla sensazione che il sito sia vecchio: se i contenuti descrivono ancora l'attività di oggi, se il sito supera le soglie di velocità misurate da Google, se il software che lo fa funzionare riceve ancora aggiornamenti di sicurezza, e se un intervento mirato costa meno di una ricostruzione. Quando almeno due di questi falliscono insieme, il rifacimento conviene quasi sempre; con un solo segnale isolato, di norma si aggiusta.
I contenuti raccontano ancora l'attività che hai oggi
È il primo criterio, e il più facile da controllare: apri il sito e chiediti se un cliente che lo legge oggi riconoscerebbe la tua attività reale. Servizi che non offri più, foto di una sede lasciata da anni, orari o contatti superati: non sono difetti grafici, sono informazioni sbagliate che un cliente prende per vere. Si corregge riscrivendo i testi, non ricostruendo la struttura, ed è il segnale più facile da isolare dagli altri tre: quasi mai basta da solo a giustificare un rifacimento.
La velocità si misura, non si intuisce
Da qui in avanti i criteri hanno una soglia pubblica, non un'opinione. Un sito è considerato buono se il contenuto principale compare entro 2,5 secondi, se risponde a un tocco entro 200 millisecondi e se non si sposta in modo brusco mentre carica, secondo la documentazione ufficiale di Google sui Core Web Vitals, consultata il 5 novembre 2026. Google non dichiara la velocità un fattore di ranking diretto: dice che questi segnali "si allineano con quello che i sistemi di ranking principali cercano di premiare", una differenza che spiego con i dati completi in sito web veloce: quanto conta. Quello che conta qui è un'altra cosa: su un sito recente, un punteggio rosso quasi sempre si corregge senza toccare la struttura. Su una base vecchia, la stessa correzione può risultare impossibile, perché il sistema sottostante non supporta più le tecniche che servirebbero.
La sicurezza: il software riceve ancora aggiornamenti?
È il criterio più tecnico, ma la domanda che lo verifica è semplice: la versione del linguaggio su cui gira il sito riceve ancora patch di sicurezza dal produttore? PHP, il linguaggio dietro la maggior parte dei siti aziendali italiani, segue un calendario pubblico: la versione 7.4 non riceve più patch dal 28 novembre 2022, e la versione 8.0 dal 26 novembre 2023, secondo la pagina ufficiale di PHP sul fine vita delle versioni, consultata il 5 novembre 2026. A novembre 2026 restano con patch di sicurezza attive solo le versioni 8.2 e successive, come mostra la pagina ufficiale sulle versioni di PHP attualmente supportate, consultata lo stesso giorno. WordPress, il sistema più diffuso, lo dichiara in modo esplicito: funziona ancora con le versioni più vecchie di PHP, ma avverte che "hanno raggiunto la fine del ciclo di vita ufficiale e possono esporre il sito a vulnerabilità di sicurezza", secondo i requisiti ufficiali di WordPress, consultati il 5 novembre 2026. Vale anche per il CMS in sé: solo l'ultima versione principale riceve supporto garantito, le precedenti ricevono patch "solo come cortesia, senza garanzia e senza una tempistica fissa", secondo la pagina ufficiale di WordPress sulle versioni supportate, consultata il 5 novembre 2026. Un sito fermo su una base così vecchia non è solo meno moderno: è un sito che nessuno sta più proteggendo.
Il mobile non è un dettaglio estetico
Dal 31 ottobre 2023 Google ha completato il passaggio al mobile-first indexing per la quasi totalità dei siti: usa la versione mobile per decidere come indicizzare e posizionare un sito, non quella desktop, secondo l'annuncio ufficiale di Google sul completamento del mobile-first indexing. Un sito che il telefono mostra male non perde solo visitatori per una brutta impressione: parte svantaggiato nei risultati di ricerca prima ancora che qualcuno lo giudichi. Cosa significa davvero essere responsive, e quanto pesa oggi in Italia il traffico da telefono, lo spiego in sito web responsive: cosa significa.
Quanto costa intervenire, rispetto a rifare da zero
Qui il calcolo cambia da caso a caso, ma la logica resta la stessa. Un intervento mirato costa meno di una ricostruzione quando risolve un problema isolato, senza toccare il resto. Su una base che accumula più criticità insieme, succede l'opposto: ogni correzione rischia di romperne un'altra, perché la struttura non è stata pensata per quell'intervento, e il tempo speso a far convivere pezzi vecchi e nuovi finisce per costare più di un progetto fatto da capo. Come riferimento, un sito nuovo in Italia va da 800 a 8.000 euro secondo cosa deve fare, fasce di mercato che spiego nel dettaglio in quanto costa un sito web: è il numero con cui confrontare il preventivo di un intervento importante, non quello di una correzione isolata.
Quando aggiustare, quando rifare
| Segnale | Di solito si aggiusta | Di solito conviene rifare |
|---|---|---|
| Contenuti | Testi o foto da aggiornare | L'attività descritta non esiste più |
| Velocità | Un punteggio rosso isolato, da correggere | Non supera le soglie nemmeno dopo correzioni semplici |
| Sicurezza | Il software riceve ancora patch | Il software non riceve più patch da anni |
| Interventi tecnici | Ogni correzione resta isolata | Ogni correzione ne rompe un'altra |
Un solo segnale nella colonna di destra quasi sempre si affronta da solo, senza ricostruire niente. Quando almeno due compaiono insieme, il tempo e il rischio di continuare a intervenire sulla base vecchia iniziano a pesare più di un progetto nuovo.
Se non sei sicuro in quale colonna rientra il tuo sito, è lo stesso controllo che faccio dentro il check-up digitale: altrimenti scrivimi e lo guardiamo insieme.