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Posizionamento sito su Google: cosa si compra davvero, e quanto costa

Lo schermo di un tablet ripreso di sbieco mostra la pagina iniziale di Google, con il logo a colori e la barra di ricerca vuota

Chi cerca «posizionamento sito su Google» quasi sempre ha già capito il concetto. La domanda vera che ha in testa è un'altra, e sono due: chi me lo fa, e quanto costa.

Sono anche le due cose che nelle pagine su questo tema si trovano meno. Ho aperto quindici fra le pagine italiane che presidiano questa ricerca: la maggior parte non pubblica nessun prezzo, e si arriva sempre a «richiedi un preventivo». Non c'è niente di losco: il prezzo dipende davvero dal caso, e una pagina che spiega serve a far nascere la richiesta di contatto. È il suo mestiere. Il risultato però è che chi deve decidere resta senza il numero.

Qui provo a fare il contrario: prima cosa Google dichiara in prima persona, poi il prezzo, poi il conto per capire se nel tuo caso ha senso. Le fonti sono ufficiali e le ho consultate il 25 luglio 2026. Dove un numero non esiste, lo dico invece di prenderlo in prestito da qualche parte.

1. Cosa Google dichiara di non vendere

Questa è la parte che conviene leggere per prima, perché è quella che chiude in partenza diverse discussioni. Sono affermazioni della documentazione ufficiale di Google, non opinioni di settore.

Comparire nei risultati normali non si compra. Google scrive che non accetta mai denaro per includere o posizionare siti nei risultati di ricerca, e che comparire nei risultati organici non costa niente.

La pubblicità non sposta l'organico. Sempre Google: fare pubblicità con Google non ha alcun effetto sulla presenza del tuo sito nei risultati di ricerca. Sono due sistemi separati. Le campagne servono ad altro, e sono utili, ma non sono una scorciatoia per l'organico.

Non devi «iscrivere» il sito. Google dichiara di cercare da sé i siti da aggiungere all'indice, e che di solito non serve fare nulla oltre a mettere il sito online. Chi vende un servizio di «invio prioritario» a Google sta vendendo un passaggio che nella documentazione ufficiale compare fra i segnali a cui fare attenzione.

Nessuno può garantire il primo posto. La pagina di Google dedicata a chi sta scegliendo un consulente lo dice in modo secco: nessuno può garantire la prima posizione. E aggiunge un consiglio ancora più diretto: se ti garantiscono che le loro modifiche ti daranno il primo posto nei risultati di ricerca, cerca qualcun altro.

C'è un motivo tecnico, e Google lo mette per iscritto in una frase sola: non c'è garanzia che le modifiche che fai al sito producano un impatto percepibile, e le posizioni nei risultati di Google non sono statiche né fissate al loro posto.

Quanto sono poco fisse si può misurare. Nella sezione Ranking del Search Status Dashboard, il registro pubblico con cui Google annuncia i propri aggiornamenti, fra il 25 luglio 2025 e il 25 luglio 2026 risultano sette aggiornamenti confermati. E quella lista non è l'elenco completo di quello che succede: Google dichiara di rilasciare anche aggiornamenti che non annuncia, perché non sono ampiamente percepibili. Il terreno si muove da solo, più volte l'anno, anche nei mesi in cui tu non tocchi niente.

2. Perché l'offerta «prima pagina garantita» esiste lo stesso

Vale la pena spiegare il meccanismo, perché aiuta a leggere i preventivi e non richiede di pensare male di nessuno.

Una garanzia di risultato si può onorare in due modi. Il primo è controllare il risultato, e qui non è possibile: l'algoritmo non è di chi vende. Il secondo è scegliere il traguardo. Una promessa di prima pagina diventa mantenibile se la ricerca su cui viene mantenuta è abbastanza specifica da non avere concorrenza e, molto spesso, abbastanza specifica da non essere cercata quasi da nessuno.

Non è necessariamente malafede: è la conseguenza logica di dover promettere qualcosa in un mercato dove il committente chiede una certezza e il fornitore non ne ha nessuna da dare. La domanda «me lo garantite?» produce da sola l'offerta che la soddisfa.

Da qui esce anche la difesa pratica, che è una domanda sola: su quali ricerche, e quante persone le fanno ogni mese? Una garanzia senza il nome delle ricerche e senza il loro volume non è un impegno verificabile. Con quei due dati, invece, la valuti in un minuto.

3. Quanto tempo serve, secondo Google

Su questo Google una risposta la dà, ed è volutamente larga: alcune modifiche possono avere effetto in poche ore, altre possono richiedere diversi mesi. E aggiunge un'indicazione pratica: in generale conviene aspettare qualche settimana prima di valutare se il lavoro ha prodotto effetti benefici.

Sui contenuti la finestra si allunga ancora: Google scrive che alcuni cambiamenti possono avere effetto in pochi giorni ma possono volerci diversi mesi, e che se dopo qualche mese non si vede ancora nessun effetto, il momento in cui le cose si rivalutano è l'aggiornamento importante successivo.

Le cifre più precise che circolano, «quattro-sei mesi» o «due-tre mesi per i primi segnali», non hanno una fonte ufficiale Google. Possono anche essere ragionevoli come esperienza di chi le scrive, ma sono stime di settore, e vanno lette per quello che sono. Attenzione però a non ribaltare la frase: non è vero che Google non dica niente sui tempi. Dice «diversi mesi», e quella è l'unica durata che ha una fonte.

4. Tre numeri che circolano senza una fonte ufficiale

Li metto insieme perché sono i tre che compaiono più spesso nei preventivi e nelle guide, e sapere che non sono ufficiali cambia il modo di leggerli.

La curva dei clic per posizione. Il dato del tipo «la prima posizione prende il ventisette per cento dei clic» non è pubblicato da Google. Le curve in circolazione vengono da società private che le misurano con strumenti propri, e vanno attribuite a loro. Precisazione doverosa: Google quei dati li ha, visto che usa i clic, ma non li pubblica. Sono due cose diverse, e la seconda è l'unica che possiamo verificare.

Il numero dei fattori di ranking. Il celebre «oltre duecento fattori» oggi nelle pagine ufficiali di Google non c'è: si legge soltanto che i sistemi guardano molti fattori e segnali, senza numero.

La lunghezza minima di un articolo. Qui Google non tace: smentisce. Scrive che non esiste un obiettivo magico di conteggio parole, né minimo né massimo, e che la lunghezza da sola non conta ai fini del posizionamento. È il numero più caro di tutti, perché produce lavoro vero: pagine allungate per arrivare a una soglia che nessuno ha mai fissato.

5. E le risposte generate dall'AI?

È la domanda che oggi arriva sempre, ed è legittima: se Google risponde da solo, ha ancora senso lavorare per comparire?

La risposta onesta comincia da un'ammissione. Per l'Italia non esiste una misurazione affidabile di quanti clic si perdano a causa delle risposte generate. Ho cercato: le percentuali di calo che circolano vengono da società che vendono strumenti e servizi di settore, oppure sono stime di parte dentro procedimenti ancora aperti, e nessuna dichiara campione e metodo controllabili. Riportarne una qui vorrebbe dire darti un numero falso con l'aria di essere vero.

Quello che si può dire con una fonte è questo:

  • Negli Stati Uniti, il Pew Research Center ha osservato il comportamento reale di 900 adulti su quasi 69.000 ricerche nel marzo 2025: quando compare un riassunto generato, la quota di visite in cui si clicca un risultato scende all'8%, contro il 15% delle ricerche senza. È un dato americano e ha più di un anno: vale come indizio, non come previsione sull'Italia.
  • Google dichiara che il volume complessivo dei clic organici verso i siti è rimasto relativamente stabile rispetto all'anno precedente. È una dichiarazione, non un dato: non sono stati pubblicati né numeri né metodo, e Search Console non separa il traffico che arriva dalle risposte generate. Quindi dall'esterno non è verificabile: né per confermarla né per smentirla.
  • Su quanto spesso compaiano, in Italia le rilevazioni disponibili non concordano fra loro: si va da circa un quarto a più della metà delle ricerche secondo lo studio che si legge. Quando due misure dello stesso fenomeno divergono così, il dato non è il numero singolo: è la forbice.

C'è però un punto pratico che vale più di tutte le percentuali, e sta nella documentazione di Google per gli editori: per comparire nelle risposte generate di Google non ci sono requisiti aggiuntivi. Valgono gli stessi criteri del resto della ricerca. Se ti viene proposto un servizio separato per «farsi trovare dalle AI», è da lì che conviene partire: chiedere che cosa contenga in più rispetto al lavoro che stai già comprando.

6. Quanto costa da me

Il servizio SEO e blog costa 390 – 690 € al mese. Nel canone ci sono due articoli al mese per ogni lingua; gli articoli aggiuntivi sono 140 € l'uno e ogni lingua in più è 280 € al mese, che sono esattamente i due articoli in più per quel mercato, non un ricarico. Il minimo è di dodici mesi, non c'è nessun costo di avvio e il supporto telefonico è compreso.

Il canone e non il progetto chiuso, perché la cosa comprata è lavoro che continua: i contenuti si scrivono nel tempo, gli aggiornamenti arrivano quando arrivano, e un lavoro di posizionamento consegnato e abbandonato si sgonfia da solo. Il ragionamento completo sulle formule sta in quanto costa un sito web.

Sul mercato italiano i listini pubblici sono pochi, e quelli che ho trovato si presentano quasi sempre come indicativi, non come listini veri. Per questo non riporto una fascia di mercato: sarebbe una media di numeri che i loro stessi autori non danno per fermi.

7. Il conto che decide, e si fa in trenta secondi

Questa è la parte che vorrei restasse anche a chi non comprerà mai niente da me.

Prendi il canone mensile e dividilo per il margine che ti lascia un cliente nuovo. Il risultato è quanti clienti al mese servono perché il servizio si ripaghi.

Quel numero poi va confrontato con una cosa sola: quanti clienti tratti davvero in un mese. Se è una frazione di quelli, il servizio si ripaga senza forzare niente. Se è dello stesso ordine di grandezza, o più grande, stai chiedendo al sito di cambiare la scala dell'attività: una scommessa legittima, ma diversa da quella che pensavi di fare, e va deciso sapendolo.

La divisione è banale, ma sposta la conversazione nel posto giusto: non «quanto costa la SEO», ma quanti clienti in più deve produrre per avere senso. Il numero di visite necessarie non te lo do, e non perché sia un segreto: dipende da quanto converte il tuo sito, che è un dato tuo e si legge gratis in Analytics. Se non ce l'hai ancora, quello è il primo lavoro, e viene prima di qualunque preventivo.

8. Quando invece non conviene

Le dico perché sono i casi in cui, se me li racconti, te lo dico prima di farti un preventivo.

  • Il margine è troppo sottile. Se la divisione di sopra dà un numero di clienti che non tratti nemmeno nel mese migliore, il problema non si risolve con un fornitore più bravo.
  • La domanda non esiste ancora. Se nessuno cerca quello che vendi, il posizionamento non ha niente da intercettare: lì il lavoro è creare la domanda, ed è un altro mestiere.
  • Ti servono clienti entro un mese. Le durate ufficiali che ho citato sopra parlano di mesi. Se la cassa ha bisogno di risultati subito, le campagne rispondono a quella domanda; il posizionamento no, e venderlo come se lo facesse sarebbe scorretto.
  • Il sito non regge. Se è lento o non funziona sul telefono, portarci sopra persone amplifica un problema invece di risolverlo. I controlli da fare prima li ho messi in fila in il sito non porta richieste: sono scritti per gli hotel, ma valgono per qualunque attività.

9. Tre domande da fare prima di firmare

Non riguardano la bravura di chi hai davanti, ma cosa stai comprando: sono le cose che nei contratti restano più spesso implicite.

  1. Su quali ricerche lavoriamo, e quante persone le fanno ogni mese? Trasforma una promessa in un impegno controllabile.
  2. Quanto dura il vincolo e cosa resta a me alla fine? Gli articoli e le pagine prodotti sono contenuti: è ragionevole sapere in anticipo di chi sono quando il rapporto finisce.
  3. Cosa guardiamo per capire se sta funzionando, e ogni quanto? Search Console è gratuita ed è la fonte comune a te e a chi lavora per te: è lì che si guarda insieme, non nel report di un fornitore.

Da dove partire

Se non hai ancora Google Search Console, comincia da lì: è un servizio gratuito di Google, e ti mostra per quali ricerche il tuo sito compare davvero e in che posizione media. È l'unico modo per sapere da dove parti, e serve comunque, anche se poi decidi di non spendere un euro.

Poi fai la divisione del punto 7. Se il numero che ti esce è sostenibile, ne parliamo: scrivimi e dimmi cosa vendi, con che margine e a chi. Se vuoi che guardi il caso per intero prima di qualunque impegno, c'è il check-up digitale: costa 1.250 €, e il 50% viene scalato dal preventivo se si parte con i lavori.

E se il numero non torna, te lo dico. È l'unica cosa che posso garantire per iscritto.

Domande frequenti

Si può garantire la prima posizione su Google?

No, e non lo dico io: lo scrive Google. La documentazione ufficiale afferma che nessuno può garantire il primo posto e invita a cambiare fornitore se qualcuno lo promette. Quello che si può garantire è il lavoro, non il risultato, perché le posizioni cambiano anche senza che tu tocchi niente.

Quanto costa posizionare un sito su Google?

Da me SEO e blog costano da 390 a 690 € al mese, con due articoli al mese compresi per ogni lingua, articoli aggiuntivi a 140 € l'uno e ogni lingua in più a 280 € al mese. Il minimo è di dodici mesi, e non c'è un costo di avvio. È un canone: il lavoro è continuo, non una consegna.

Quanto tempo ci vuole per vedere i risultati?

Google dichiara che alcune modifiche hanno effetto in poche ore e altre possono richiedere diversi mesi, e consiglia di aspettare qualche settimana prima di valutare se un intervento ha funzionato. Le cifre precise che circolano, «quattro-sei mesi» e simili, non hanno una fonte ufficiale Google: sono stime di settore.

Si può pagare Google per comparire più in alto nei risultati normali?

No. Google dichiara di non accettare denaro per includere o posizionare siti nei risultati di ricerca, che comparire nei risultati organici non costa niente e che fare pubblicità con Google non ha alcun effetto sulla presenza del sito nei risultati. Le campagne a pagamento sono uno spazio separato, non una scorciatoia per l'organico.

Quante parole deve avere un articolo per posizionarsi?

Nessun numero. Google scrive testualmente che non esiste un obiettivo magico di conteggio parole, né minimo né massimo, e che la lunghezza da sola non conta ai fini del posizionamento. Un articolo lungo scritto per raggiungere una soglia è lavoro sprecato.

Con le risposte generate dall'AI ha ancora senso lavorare sul posizionamento?

Per l'Italia non esiste una misurazione affidabile di quanti clic si perdano a causa delle risposte generate: le percentuali che circolano vengono da chi vende strumenti del settore o sono stime di parte, senza campione e metodo controllabili. Negli Stati Uniti il Pew Research Center ha misurato nel marzo 2025 che con un riassunto generato si clicca un risultato nell'8% delle visite contro il 15%. Il punto pratico è che, secondo la documentazione di Google, per comparire nelle risposte generate non ci sono requisiti aggiuntivi: è lo stesso lavoro.

Come faccio a sapere se il posizionamento conviene alla mia attività?

Con una divisione. Prendi il canone mensile e dividilo per il margine che ti lascia un cliente nuovo: viene fuori quanti clienti al mese servono perché il servizio si ripaghi. Se quel numero è fuori scala rispetto a quanti clienti tratti in un mese, la risposta è no, e conviene saperlo prima di firmare, non dopo.

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