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IA in hotel nel 2026: cosa usano davvero gli albergatori europei

Una donna sorride mentre lavora al computer portatile in un ufficio moderno con una libreria sullo sfondo
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Ogni fornitore di tecnologia per l'ospitalità ripete la stessa storia da un paio d'anni: l'intelligenza artificiale è ovunque, chi non la usa resta indietro. È il tipo di frase che vende bene e si verifica male. Il primo studio indipendente che ha chiesto a un numero consistente di albergatori europei cosa fanno davvero, non cosa temono di dover fare, racconta qualcosa di più utile: né la rivoluzione né l'irrilevanza, ma un uso ancora selettivo, concentrato su poche cose concrete.

Uno studio, non un sondaggio di chi vende software

Fra gennaio e aprile 2025 l'Institute of Tourism della HES-SO Valais-Wallis (Svizzera), guidato dal professor Roland Schegg e finanziato dal programma svizzero per l'innovazione Innosuisse, ha raccolto le risposte di 1.485 hotel in sei paesi europei: Austria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Svizzera. I questionari sono arrivati agli hotel tramite le rispettive associazioni di categoria nazionali (fonte: Institute of Tourism HES-SO Valais-Wallis, Artificial Intelligence in European Hotels: Adoption, Applications, and Barriers, giugno 2025; sintesi su Hospitality Net a firma dello stesso Schegg, pubblicata il 9 luglio 2025, consultata il 31 agosto 2026).

Vale la pena dirlo prima dei numeri, non dopo: è un campione volontario, non un'estrazione casuale. Risponde chi riceve la newsletter della propria associazione e decide di dedicarci qualche minuto, e la composizione per paese non è equilibrata: la Grecia da sola pesa il 31% del totale delle risposte, e lo studio stesso segnala questo squilibrio come un possibile fattore di distorsione sui dati aggregati. I numeri che seguono descrivono quindi gli hotel che hanno risposto a questo sondaggio in questi sei paesi tra la primavera 2025, non «il settore alberghiero europeo» preso nel suo complesso. Resta comunque, con questo limite dichiarato, il dato più solido disponibile oggi su questo tema.

Il quadro reale: 41, 43, 16

Quota
Usa già strumenti di IA41%
Non li usa43%
Li introdurrà a breve16%

Non è la fotografia di un settore spaccato in due fra chi ha capito tutto e chi è rimasto fermo. È un gruppo consistente che ha iniziato, uno più ampio che non ha ancora iniziato, e un terzo che si sta muovendo ora. Per una struttura che non ha ancora toccato niente, il dato onesto è che non è né la prima né l'ultima della classe: è in mezzo a quasi metà del settore che ha risposto a questo sondaggio.

Cosa intendono per «usare l'IA»: tre cose, non venti

Fra gli hotel che l'hanno già adottata (il 41% di cui sopra), lo studio chiede anche cosa usano davvero. Tre applicazioni distanziano nettamente tutte le altre.

ApplicazioneQuota fra chi già usa l'IA
Generazione di testi (tipo ChatGPT)74%
Analisi delle recensioni online44%
Prezzo dinamico in tempo reale42%

Generazione di testi. È lo strumento con cui si scrive più in fretta la descrizione di una camera, la risposta a una recensione, il testo di un post: non sostituisce chi decide cosa dire, accorcia il tempo per dirlo. È anche il motivo per cui questo dato è il più alto di tutti: non richiede un contratto con un fornitore specializzato, si usa da un sito che chiunque può aprire in un minuto.

Lettura delle recensioni. Con centinaia di recensioni accumulate negli anni, capire dove intervenire (il check-in è il punto debole ricorrente, o è la colazione) diventa un lavoro che nessuno fa più a mano, un commento alla volta. Qui lo strumento non decide cosa cambiare: mette in fila dove guardare per primo.

Prezzo dinamico. È la funzione con cui il prezzo della camera si aggiusta in base alla domanda, senza che qualcuno lo ricalcoli ogni giorno. Non è una novità nata con l'intelligenza artificiale generativa: il revenue management automatizzato esiste da anni ed è spesso già dentro il software gestionale che una struttura paga comunque per gli obblighi verso la Questura e la fatturazione. Prima di guardare un prodotto nuovo per fare la stessa cosa, vale la pena controllare se quella funzione è già nell'abbonamento che hai.

Quello che resta marginale, e perché va bene così

Chatbot per il sito, robotica in struttura, riconoscimento facciale al check-in: sono le applicazioni che occupano più titoli e restano, nello studio, le meno diffuse anche fra chi già usa l'IA. Non è un segno che «non funzionano»: sono strumenti che hanno senso quando un volume alto di richieste ripetitive giustifica il tempo di configurarli e tenerli aggiornati, condizione che riguarda soprattutto catene e strutture grandi. Per una struttura indipendente che non è in quella situazione, non guardarli per primi non è un ritardo da colmare: è semplicemente non essere il caso a cui quello strumento serve, oggi.

Perché il 43% non la usa ancora

Le due ragioni più citate da chi non ha adottato niente non sono un giudizio sul valore dello strumento:

  • il 39% dice di non conoscere abbastanza le soluzioni disponibili;
  • il 35% cita il costo di attivazione come ostacolo.

Le due cose si tengono, e in parte si risolvono insieme. Il dato sulla generazione di testi (74% fra gli adottanti, il più economico da provare perché spesso gratuito o incluso in strumenti già diffusi) suggerisce che la parte di «IA» più a portata di una struttura piccola non è quella con il conto più alto: è quella meno pubblicizzata dai fornitori di sistemi dedicati, perché non genera loro un canone.

Da dove partire, senza rifare niente

Tre passaggi, in questo ordine, prima di firmare qualunque cosa nuova.

Guarda cosa hai già. Chiedi al fornitore del gestionale se include revenue management dinamico o strumenti di generazione testi: capita di pagare per una funzione senza saperlo, perché è arrivata in un aggiornamento senza cambiare nome al prodotto.

Trova il lavoro ripetitivo che pesa di più. Non «dove posso mettere l'IA», ma «cosa faccio ogni settimana che è sempre la stessa cosa»: rispondere alle stesse domande, scrivere descrizioni simili, rileggere le stesse recensioni. È lì che uno strumento fa risparmiare tempo reale, non genericamente «più efficienza».

Non rincorrere quello che fa notizia. Robotica e riconoscimento facciale restano marginali anche fra chi ha già adottato l'IA: se non hai il volume che li giustifica, non è la prima cosa da guardare, qualunque cosa dica l'articolo del momento.

Il quadro che emerge da questo studio non è né l'allarme né la promessa che di solito accompagnano il tema: è un settore che sta adottando, con selettività, gli strumenti che risparmiano tempo su compiti ripetitivi, e che lascia per ora da parte quelli che richiedono un investimento più grande per un ritorno meno immediato. Se stai decidendo da dove cominciare, quella selettività non è un limite: è la scorciatoia che altri hanno già trovato per te.

Se vuoi capire se il tuo gestionale ha già queste funzioni o se il processo che vorresti automatizzare non lo copre nessun prodotto standard, il check-up digitale è gratuito se poi si parte con uno dei servizi a canone. Altrimenti scrivimi: descrivimi cosa fai a mano ogni settimana, e ti dico se esiste già uno strumento per quello o se è un caso diverso.

Domande frequenti

Quanto ci si può fidare del dato «41%»?

È il dato più solido disponibile oggi su questo tema, con fonte primaria dichiarata e metodo trasparente, ma non è un censimento. Descrive gli hotel che hanno risposto a un sondaggio online in sei paesi europei nella primavera 2025, non l'intero settore alberghiero: chi risponde a un sondaggio sulla tecnologia è probabilmente già più interessato al tema della media. Vale come indicazione di tendenza, non come percentuale esatta applicabile a ogni struttura.

Il mio gestionale non ha funzioni di IA: devo cambiarlo?

Prima verifica cosa ha già, non cosa gli manca. Molti gestionali hanno aggiunto negli ultimi anni funzioni di revenue management dinamico o di generazione testi senza cambiare nome al prodotto: capita che una struttura paghi per una funzione che non sa di avere. Chiedilo al tuo fornitore prima di guardare un prodotto nuovo.

Conviene installare un chatbot sul sito?

Secondo lo studio è una delle applicazioni meno diffuse fra chi già usa l'IA, e le ragioni pratiche ci sono: gestire bene un chatbot richiede di tenerlo aggiornato con le informazioni della struttura, e se sbaglia una risposta la gestisce comunque una persona. Ha senso quando il volume di domande ripetitive (orari, parcheggio, animali) è già alto e qualcuno oggi le risponde a mano più volte al giorno. Non è la prima cosa da guardare se non sei già in quella situazione.

L'Italia è indietro rispetto agli altri paesi dello studio?

Il campione italiano dello studio arriva quasi solo dal Trentino, attraverso l'associazione alberghiera locale: sono 141 risposte su 1.485, in gran parte strutture di montagna. Non è un campione che rappresenta l'Italia nel suo complesso, quindi qui non trovi un numero per l'Italia: dirlo con un dato che non regge sarebbe peggio di non dirlo.

Quali strumenti di IA convengono per primi a una struttura piccola?

Secondo lo studio sono anche i più diffusi fra chi già la usa: strumenti di generazione testi per descrizioni e risposte, lettura delle recensioni per capire dove intervenire, prezzo dinamico se il gestionale lo offre già. Sono le tre cose più vicine al lavoro quotidiano di una struttura piccola, e in genere le più economiche da provare perché spesso sono già incluse in software che si paga comunque.

Cosa cambia per i dati degli ospiti se uso questi strumenti?

Dipende dallo strumento e da dove elabora i dati, ed è una domanda da fare al fornitore prima di attivarlo, non dopo: dove vengono conservati i dati degli ospiti, se restano in Europa, se lo strumento li usa per addestrare altri modelli. Un fornitore serio risponde a queste domande in una riga; se non lo fa, è già una risposta.

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