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Google Analytics e la privacy: cosa è cambiato per un sito italiano

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Nel 2022 il Garante per la protezione dei dati personali aveva dichiarato illecito l'uso di Google Analytics così come configurato sulla maggior parte dei siti italiani. È la notizia che molti titolari di attività ricordano ancora, e che spesso diventa un'unica domanda quando si torna a parlare di Analytics oggi: si può ancora usare o no? La risposta è cambiata almeno due volte dal 2022, ed è di nuovo in discussione nel 2026: ecco cosa risulta con certezza a oggi.
Cosa aveva deciso il Garante nel 2022
Il 9 giugno 2022 il Garante ha ammonito Caffeina Media S.r.l. per il trattamento illecito dei dati dei visitatori del proprio sito, raccolti tramite Google Analytics (provvedimento n. 9782890, comunicato il 23 giugno 2022). Il problema non era lo strumento in sé, ma il trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti: dopo che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea aveva invalidato nel 2020 l'accordo Privacy Shield (sentenza Schrems II), mancava una base giuridica valida per quel trasferimento, e le misure aggiuntive adottate da Google non bastavano, secondo il Garante, a garantire una protezione equivalente a quella europea. Il Garante ha dato alla società novanta giorni per adeguarsi, pena la sospensione dei flussi di dati verso gli Stati Uniti, e provvedimenti simili sono seguiti per altri gestori di siti italiani nei mesi successivi (fonte: Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento n. 9782890 del 9 giugno 2022, consultato il 25 ottobre 2026).
Il 2023 cambia la base legale
Il problema individuato dal Garante riguardava la base giuridica del trasferimento, non lo strumento in quanto tale, ed è proprio quella base giuridica che è cambiata l'anno successivo. Il 10 luglio 2023 la Commissione Europea ha adottato una nuova decisione di adeguatezza per gli Stati Uniti, il Data Privacy Framework UE-USA (decisione di esecuzione (UE) 2023/1795), che consente il trasferimento di dati personali verso le aziende statunitensi certificate secondo questo schema. Google figura tra le aziende certificate. Da quella data in poi, un sito che usa Google Analytics con una configurazione coperta dalla certificazione del fornitore smette di avere il problema specifico che il Garante aveva contestato nel 2022 (fonte: Commissione Europea, decisione di esecuzione (UE) 2023/1795 del 10 luglio 2023, consultata il 25 ottobre 2026).
I tribunali hanno confermato la decisione, per ora
Non è rimasta una decisione politica priva di controlli: è stata messa alla prova nei tribunali. Il 3 settembre 2025 il Tribunale dell'Unione Europea ha respinto il ricorso del parlamentare francese Philippe Latombe contro la decisione di adeguatezza, confermandone la validità, comprese le garanzie di indipendenza del meccanismo di ricorso previsto per i cittadini europei (causa T-553/23). Latombe ha presentato appello alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea il 31 ottobre 2025 (causa C-703/25 P), e Microsoft è stata ammessa a intervenire nel procedimento a sostegno della Commissione. Alla data di questo articolo l'appello risulta ancora pendente, senza una sentenza (fonti: Tribunale dell'Unione Europea, causa T-553/23, 3 settembre 2025; Corte di Giustizia dell'Unione Europea, causa C-703/25 P, consultate il 25 ottobre 2026).
Un fronte nuovo, aperto a metà 2026
Mentre l'appello Latombe era ancora pendente, si è aperto un secondo fronte dall'altra parte dell'Atlantico. Il 29 giugno 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti, nella causa Trump v. Slaughter, ha stabilito che i commissari della Federal Trade Commission non godono più della tutela contro la rimozione per volontà del presidente, superando un precedente in vigore dal 1935. Il giorno successivo l'organizzazione per la privacy noyb ha inviato una lettera formale alla Commissione Europea, sostenendo che quella sentenza intacca uno dei presupposti su cui si regge la decisione di adeguatezza, cioè l'indipendenza della vigilanza statunitense, ed estendendo lo stesso ragionamento al meccanismo di ricorso creato per i cittadini europei. noyb ha chiesto un ritiro ordinato del Data Privacy Framework, con l'avvertimento di un nuovo ricorso alla Corte di Giustizia entro poche settimane se la Commissione non agisce (fonte: noyb, lettera alla Commissione Europea del 30 giugno 2026, consultata il 25 ottobre 2026).
Cosa significa oggi per chi ha un sito
A oggi, 25 ottobre 2026, la decisione di adeguatezza resta formalmente in vigore: non è stata né revocata dalla Commissione né annullata da un tribunale. Il Comitato Europeo per la Protezione dei Dati ha chiesto formalmente alla Commissione di valutare l'impatto della sentenza americana, ma né la Commissione né il Comitato hanno finora dato indicazioni di sospendere l'uso del quadro. Per chi gestisce un sito italiano, questo si traduce in una situazione concreta: usare Google Analytics oggi non viola il divieto del 2022, perché il problema specifico di allora ha una base giuridica valida dal 2023, confermata una volta nei tribunali. Ma quella base giuridica è sotto attacco su due fronti insieme, ed è già cambiata due volte in meno di quattro anni: trattarla come un punto fermo per sempre sarebbe un errore tanto quanto considerare ancora valido il divieto del 2022.
Il consenso resta un problema distinto
C'è un secondo livello, separato dalla questione del trasferimento dei dati, che riguarda ogni sito a prescindere da come si risolverà la vicenda del Data Privacy Framework: il consenso per i cookie di Google Analytics. Le linee guida del Garante sui cookie (provvedimento n. 231 del 10 giugno 2021) esentano dal consenso i cookie statistici di terze parti solo se ricorrono insieme tre condizioni: una parte significativa dell'indirizzo IP viene mascherata, i dati restano limitati a statistiche aggregate su quel singolo sito, e il fornitore si impegna a non combinarli con altre elaborazioni né a trasmetterli ad altri soggetti. La terza condizione è quella più difficile da documentare per un fornitore come Google, che offre decine di altri servizi: per questo, nella pratica, la maggior parte dei siti italiani continua a richiedere il consenso per Analytics tramite il banner cookie, indipendentemente da come evolve la questione del trasferimento (fonte: Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento n. 231 del 10 giugno 2021, consultato il 25 ottobre 2026).
Chi sta scrivendo o aggiornando l'informativa privacy del proprio sito trova questi due punti, il trasferimento dei dati e il consenso cookie, tra le informazioni che servono prima di mettersi a scrivere il testo: è lì che vanno documentati, non in un articolo di cronaca legale. Se vuoi verificare se il tuo sito è ancora allineato su questi due aspetti, se ne può parlare dentro il check-up digitale; altrimenti scrivimi.