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Codice ATECO: cos'è, e perché la scelta cambia le tasse che paghi

Il coefficiente di redditività del regime forfettario va dal 40% all'86% secondo il codice ATECO dichiarato: a parità di incassi, un codice diverso significa una base imponibile diversa, e quindi una tassa diversa. Eppure il codice ATECO si sceglie spesso in fretta, al momento dell'apertura della partita IVA, come se fosse un campo burocratico da riempire senza pensarci troppo. Non lo è.
Cos'è il codice ATECO, e chi lo legge oltre a te
Il codice ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall'ISTAT: una sigla alfanumerica che descrive, in modo standard, cosa fa la tua attività. Non lo legge solo l'Agenzia delle Entrate: lo stesso codice arriva al Registro delle Imprese, all'INPS e all'INAIL, che lo usano ciascuno per le proprie regole.
Dal 1° gennaio 2025 è in vigore una nuova classificazione, ATECO 2025, derivata dallo standard europeo NACE Rev. 2.1, operativa per contribuenti e amministrazioni dal 1° aprile 2025. L'Agenzia delle Entrate lo ha chiarito con la risoluzione n. 24/E dell'8 aprile 2025: chi presenta atti e dichiarazioni da quella data usa i codici nuovi, ma il cambio di classificazione da solo non obbliga a presentare una dichiarazione di variazione dati. Il codice attuale, vecchio o già aggiornato, si vede nel cassetto fiscale dell'Agenzia delle Entrate, sezione Consultazioni, Anagrafica.
Perché il codice sbagliato costa, letteralmente
Chi è in regime forfettario non calcola le tasse sottraendo dai ricavi le spese realmente sostenute, come nel regime ordinario. Applica invece ai ricavi un coefficiente di redditività fisso, stabilito per legge, diverso da settore a settore: quel numero, non le spese reali, diventa la base su cui si calcola l'imposta. La tabella, oggi contenuta nell'allegato 2 alla legge 145/2018 (che ha sostituito quella originaria della legge 190/2014, la norma istitutiva del forfettario, con valori percentuali invariati dal 2015), va dal 40% all'86% a seconda del gruppo ATECO:
- 40%: commercio all'ingrosso e al dettaglio, industrie alimentari e delle bevande, servizi di alloggio e ristorazione
- 67%: altre attività economiche non elencate altrove
- 78%: attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi
- 86%: costruzioni e attività immobiliari
Due attività con lo stesso fatturato, ma con codici ATECO di gruppi diversi, pagano imposte su una base imponibile diversa: non per una scelta del contribuente, ma perché la legge tratta i settori in modo diverso. Un codice scelto senza attenzione, magari copiato da un elenco online o suggerito al volo da chi apre la pratica, può quindi tradursi in una tassazione che non riflette l'attività reale, oltre a rendere il profilo dichiarato meno coerente in caso di controllo.
Come si corregge, e quanto costa
Il primo passo è verificare il codice attuale: cassetto fiscale per chiunque abbia partita IVA, visura camerale per chi è anche iscritto al Registro delle Imprese. Se il codice non corrisponde all'attività svolta, la procedura per correggerlo dipende da com'è aperta la partita IVA.
Un libero professionista senza iscrizione al Registro delle Imprese corregge il codice con il modello AA9/12, anche online tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate: nessun costo, nessuna imposta di bollo. Un'impresa iscritta al Registro delle Imprese, come una ditta individuale commerciale o artigiana, oppure una società, passa invece dalla Comunicazione Unica: qui il costo c'è davvero, fra imposta di bollo e diritti di segreteria, circa 35 euro per una ditta individuale fino a circa 150 euro per una società, con importi che variano leggermente da camera di commercio a camera di commercio.
In nessuno dei due casi la correzione è retroattiva: cambia il coefficiente applicato da quel momento in avanti, non quello già usato per le dichiarazioni già presentate. Per un errore su un'annualità già chiusa serve una procedura diversa, come il ravvedimento operoso, non la semplice variazione del codice.
Il momento giusto per farci caso è prima
Il codice ATECO non serve solo al fisco: alimenta anche la classificazione INAIL per il calcolo del premio assicurativo, e per chi partecipa a bandi o agevolazioni pubbliche è spesso il criterio con cui l'ente finanziatore decide chi può fare domanda. Vale la stessa logica di altre scelte che si fanno all'apertura di un'attività e si scontano per anni se sbagliate: come la forma giuridica, di cui ho scritto in ditta individuale, SRLS o SRL: come scegliere, o il nome con cui ci si presenta sul mercato, affrontato in come registrare un marchio. Qualche minuto in più a leggere la descrizione ufficiale del codice, non solo il titolo generico, o una domanda diretta al proprio commercialista prima di firmare la pratica di apertura, costano meno di una correzione fatta dopo.
Se hai appena aperto la partita IVA e la prossima casella da spuntare è farti trovare online, ne parlo nei servizi per il sito web. Se invece hai già un'attività avviata e vuoi capire da dove partire con la presenza digitale, scrivimi: bastano due righe sulla tua situazione.