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Ditta individuale, SRLS o SRL: come scegliere la forma giuridica quando apri un'attività

Una donna firma un documento su una scrivania di vetro mentre un'altra donna osserva accanto a lei

Aprire una SRLS non prevede l'onorario del notaio: lo dice la legge, non una promozione. Ma è quasi l'unica certezza numerica in questo confronto: il resto, il costo di una SRL ordinaria, chi può restare forfettario, quanto pesano i contributi, dipende da meccanismi diversi da forma a forma, e online si trovano cifre anche molto distanti fra loro sugli stessi punti. Quello che segue è quello che ho trovato con una fonte verificabile, e dove non l'ho trovato lo dico.

La differenza che pesa di più: chi risponde dei debiti

Prima di guardare i costi, c'è una domanda che vale più di ogni cifra: se l'attività va male, chi paga? Nella ditta individuale il titolare e l'attività sono la stessa cosa davanti alla legge: risponde dei debiti con tutto il suo patrimonio, presente e futuro, senza limiti (articolo 2740 del Codice Civile). Nella SRL e nella SRLS, invece, a rispondere delle obbligazioni sociali è solo la società, con il proprio patrimonio: quello personale dei soci resta separato (articolo 2462 c.c.).

C'è un'eccezione che quasi nessun articolo online racconta: nella SRL con un socio unico, se il capitale non è stato versato per intero o non è stata data la pubblicità legale prevista per il socio unico, quella responsabilità limitata cade, e il socio torna a rispondere illimitatamente. Non è un dettaglio da studio legale: è la ragione pratica per cui, se si sceglie una società di capitali per proteggere il patrimonio personale, il capitale va versato davvero e la pratica va chiusa correttamente, non solo aperta.

Quanto costa aprire ciascuna forma

La ditta individuale non ha un capitale minimo: si apre con l'iscrizione al Registro Imprese, che per le pratiche telematiche va evasa entro 5 giorni lavorativi dal protocollo (DPR 581/1995, articolo 11, comma 8).

Per la SRLS il capitale va da 1 euro a poco meno di 10.000 euro, versato per intero in denaro alla costituzione (articolo 2463-bis c.c.), e per legge l'atto e l'iscrizione sono esenti da bollo e diritti di segreteria, senza alcun onorario dovuto al notaio (decreto legge 1/2012, articolo 3). Il costo, in pratica, è il capitale stesso, che resta patrimonio della società, non una spesa persa.

Per la SRL ordinaria il capitale minimo è 10.000 euro, oppure può scendere fino a 1 euro versato interamente in denaro, accantonando però almeno un quinto degli utili netti a riserva legale finché il totale non raggiunge 10.000 euro (articolo 2463 c.c.). Le imposte certe sono 200 euro di registro sull'atto costitutivo e 65 euro di bollo fisso sulla pratica di iscrizione, più un bollo separato e variabile sull'atto notarile in base alla sua lunghezza. La voce che davvero cambia da notaio a notaio è l'onorario: dal 2012 le tariffe professionali sono liberalizzate, quindi non esiste un prezzo fissato per legge, e le stime che si trovano online vanno da poche centinaia a diverse migliaia di euro a seconda di cosa includono. Su questo punto l'unico modo di sapere quanto costerà davvero è chiedere un preventivo scritto prima di impegnarsi, non fidarsi di una cifra letta su un sito che vende lo stesso servizio.

Le tasse: chi può restare forfettario, e chi no

Il regime forfettario, con la sua aliquota al 15% (5% nei primi cinque anni per chi ha i requisiti) sotto la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi, è riservato per legge alle persone fisiche che esercitano un'attività d'impresa, un'arte o una professione. Una SRL o una SRLS ne è esclusa per definizione, perché è una persona giuridica, non una persona fisica: non è una questione di fatturato, è che il regime non la riguarda proprio. Una SRL è sempre tassata con le regole ordinarie (IRES).

C'è un incrocio meno raccontato: chi ha già una ditta individuale forfettaria e allo stesso tempo controlla, anche indirettamente, una SRL che opera nello stesso settore o in un settore collegato, perde il forfettario sulla ditta individuale. È un punto da mettere in conto prima di affiancare una società alla propria attività da forfettario, perché la conseguenza si vede solo alla dichiarazione dei redditi successiva.

I contributi INPS: fisso contro proporzionale

Qui la differenza non è solo nella cifra, è nel meccanismo. Chi apre una ditta individuale come artigiano o commerciante versa un contributo fisso alla gestione IVS che è dovuto comunque, anche se l'attività non fattura nulla: per il 2026 sono 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, più un'aliquota del 24% (24,48% per i commercianti) sulla parte di reddito che supera il minimale di 18.808 euro.

Chi amministra una SRL o una SRLS, invece, se non si assegna un compenso da amministratore non versa nulla: i contributi alla Gestione Separata sono proporzionali a quanto viene effettivamente percepito. Se un compenso viene stabilito, e l'amministratore non ha un'altra cassa previdenziale obbligatoria e non è già pensionato, più fonti professionali indipendenti che citano la stessa circolare INPS indicano un'aliquota del 35,03% (24% se pensionato o già iscritto a un'altra cassa): non ho potuto leggere io stesso il testo ufficiale della circolare, quindi tratto questa cifra come riportata da fonti concordi, non come verificata sulla fonte primaria.

Quale forma scegliere, in pratica

Non c'è una risposta valida per tutti, ma i fattori che contano sono sempre gli stessi tre. Il rischio: quanto è esposta l'attività verso fornitori, banche, clienti che potrebbero fare causa, e quanto patrimonio personale c'è da proteggere. Il fatturato atteso: sopra gli 85.000 euro il forfettario comunque non regge, e a quel punto il divario fiscale fra ditta individuale e società si riduce. E la prospettiva: se si prevede di far entrare un socio, un investitore, o di vendere l'attività un giorno, una società di capitali è pensata per quello, una ditta individuale no.

Chi parte da zero, con rischio contenuto e vuole restare sotto la soglia del forfettario, spesso trova nella ditta individuale il punto di ingresso più semplice e meno costoso. Chi ha già un rischio concreto da coprire, o pensa in grande fin dall'inizio, guarda alla SRLS se il capitale di partenza è limitato e i soci sono solo persone fisiche, o alla SRL ordinaria se serve più flessibilità nello statuto. In tutti i casi, una volta aperta la partita IVA, arriva anche l'obbligo di una casella PEC comunicata al Registro delle Imprese, con sanzioni specifiche se manca: ne ho scritto più nel dettaglio in PEC obbligatoria per le imprese.

Se l'attività che stai per aprire avrà bisogno di farsi trovare online, conviene pensarci da subito, non dopo i primi mesi passati a sistemare la parte burocratica: ne parlo nei servizi per il sito web. Se invece hai già scelto la forma e vuoi capire come impostare la presenza digitale attorno a quella scelta, scrivimi: bastano due righe sulla tua situazione per iniziare.

Domande frequenti

Qual è la vera differenza fra ditta individuale, SRLS e SRL?

Non è il capitale, è chi risponde dei debiti. Nella ditta individuale il titolare risponde con tutto il proprio patrimonio, presente e futuro (articolo 2740 del Codice Civile): se l'attività ha debiti che non riesce a coprire, il creditore può rifarsi anche su conto personale, casa, auto. Nella SRL e nella SRLS, invece, delle obbligazioni sociali risponde solo la società con il proprio patrimonio (articolo 2462 c.c.): il patrimonio personale dei soci resta separato. C'è però un'eccezione poco raccontata: nella SRL con un socio unico, se il capitale non è stato versato per intero o non è stata data la pubblicità legale prevista per il socio unico, la responsabilità limitata cade e il socio risponde illimitatamente anche lì (stesso articolo 2462 c.c.).

Quanto costa aprire una SRL?

Meno di quanto sembri da come viene raccontato online, e insieme meno definito: dal 2012 le tariffe notarili sono liberalizzate (decreto legge 1/2012, articolo 9), quindi l'onorario del notaio è una trattativa libera, non un importo fissato per legge. Le uniche cifre certe sono le imposte: 200 euro di imposta di registro sull'atto costitutivo (tariffa allegata al DPR 131/1986, importo elevato da 168 a 200 euro dal decreto legge 104/2013), più 65 euro di imposta di bollo fissa sulla pratica di iscrizione al Registro Imprese (fonte: Camera di Commercio di Torino, 'Imposta di bollo', consultata il 25 agosto 2026), più un bollo separato sull'atto notarile stesso, proporzionale alla sua lunghezza. A questo si somma il capitale, che però non è un costo: resta patrimonio della società. L'unica voce davvero variabile, e quella che pesa di più, è l'onorario del notaio: chiedine uno scritto prima di impegnarti, perché online circolano stime molto distanti fra loro.

La SRLS costa davvero meno della SRL ordinaria?

Sulla parte notarile, sì, ed è l'unico punto dove la legge lo garantisce: per la SRLS costituita con il modello standard tipizzato, l'atto e l'iscrizione sono esenti da imposta di bollo e diritti di segreteria e non è dovuto alcun onorario al notaio (decreto legge 1/2012, articolo 3, commi 3 e 4). Il capitale può stare fra 1 euro e poco meno di 10.000 euro, versato per intero in denaro alla costituzione (articolo 2463-bis c.c.). Il prezzo di questo risparmio è la rigidità: il modello è standard, le clausole non si possono personalizzare, e possono essere soci solo persone fisiche. Chi prevede soci non persone fisiche, patti particolari fra i soci, o conferimenti diversi dal denaro, la SRLS semplicemente non può usarla.

Posso restare nel regime forfettario se apro una SRL?

No. Il regime forfettario è riservato per legge alle persone fisiche che esercitano un'attività d'impresa, un'arte o una professione (Agenzia delle Entrate, pagina ufficiale 'Regime forfetario, che cos'è', aggiornata al 21 luglio 2026 e consultata il 25 agosto 2026): una SRL o una SRLS, essendo una persona giuridica, ne è esclusa a prescindere dal fatturato. C'è un caso meno noto che riguarda proprio chi ha già una ditta individuale forfettaria: se quella stessa persona controlla, anche indirettamente, una SRL che opera nello stesso settore o in un settore collegato, perde il forfettario sulla ditta individuale (stessa fonte). È un punto da valutare prima di affiancare una società alla propria attività da forfettario, non dopo.

Come cambiano i contributi INPS fra le tre forme?

Cambia il meccanismo, non solo la cifra. Chi apre una ditta individuale come artigiano o commerciante versa un contributo fisso alla gestione IVS dovuto comunque, anche a fatturato zero: per il 2026 è di 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, più un'aliquota del 24% (24,48% commercianti) sul reddito che supera il minimale di 18.808 euro, che sale di un punto oltre i 56.224 euro (fonte: Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026, consultata il 25 agosto 2026). Chi amministra una SRL o una SRLS, se non ha un compenso da amministratore, non versa nulla: i contributi alla Gestione Separata sono proporzionali al compenso effettivamente percepito, non un importo fisso. Se il compenso c'è, e l'amministratore non ha un'altra cassa previdenziale obbligatoria e non è già pensionato, diversi studi professionali che citano la Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 indicano un'aliquota del 35,03% (scende al 24% per chi è pensionato o iscritto a un'altra cassa); non ho trovato il testo della circolare su una pagina INPS raggiungibile direttamente, quindi questa cifra va presa come riportata da fonti professionali concordi, non verificata da me sul documento originale.

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