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Orari di apertura sul sito: perché scriverli anche se c'è già Google

Un clic, e Google ti mostrerà i miei articoli più spesso fra i tuoi risultati.
Molte piccole attività danno per scontato che basti la scheda su Google: chi cerca il nome dell'azienda la vede, orari compresi, e il sito può anche non ripeterli. Il problema è che quella scheda e il sito sono due posti diversi, gestiti separatamente, e non tutti i visitatori passano dal primo prima di arrivare al secondo.
La scheda Google e il sito non si parlano da soli
Il Google Business Profile, cioè il pannello che compare su Google Maps e nei risultati di ricerca con nome, indirizzo e orari, si gestisce da una sua pagina dedicata: lo conferma la guida ufficiale di Google Business Profile Help sulla modifica degli orari, che descrive l'impostazione delle fasce orarie come un'operazione sul profilo, non sul sito. Aggiornare un orario sul sito non lo cambia su Google, e viceversa: sono due fonti indipendenti, e restano allineate solo se qualcuno si ricorda di tenerle sincronizzate a mano ogni volta che qualcosa cambia.
Chi arriva sul sito non è passato per forza da lì
La scheda Google serve a chi parte da una ricerca con il nome dell'attività o da Maps. Ma buona parte di chi visita un sito ci arriva in un altro modo: un link condiviso su un gruppo, un articolo che cita l'azienda, un indirizzo salvato nei preferiti mesi prima, un passaparola scritto su WhatsApp. Nessuno di questi passaggi mostra il pannello di Google: per chi arriva così, se il sito non riporta un orario, quell'orario semplicemente non esiste da nessuna parte a portata di clic, e l'unica alternativa che resta è telefonare per chiederlo.
Un'informazione sbagliata costa più di una assente
Un sondaggio di Yext, azienda che vende software per gestire le informazioni di un'attività su più piattaforme online, su oltre 1.000 consumatori statunitensi, pubblicato il 26 maggio 2022, ha misurato quanto può pesare un orario sbagliato: il 44% degli intervistati si era recato, nell'anno precedente, presso un'attività risultata chiusa per colpa di un orario errato trovato online, e il 73% ha dichiarato di essere poco propenso a tornarci se l'aveva trovata segnata come aperta mentre in realtà era chiusa. Va detto con chiarezza che il dato riguarda le informazioni trovate online in generale, Google in testa, non il sito dell'azienda in particolare, e che Yext ha un interesse commerciale diretto a far percepire il problema come urgente, visto che vende proprio lo strumento per risolverlo. Resta comunque un'indicazione ragionevole che un'informazione sbagliata, in qualunque posto compaia, pesa più di una mancante: chi arriva davanti a una saracinesca abbassata non pensa "peccato", pensa che quell'attività non sia affidabile.
Il dato strutturato aiuta, non sostituisce la scheda Google
Esiste un modo per scrivere gli orari anche nel codice del sito in una forma che Google sa leggere: lo schema LocalBusiness, con la proprietà openingHoursSpecification, documentato da Google Search Central. Non è un modo per aggirare il Google Business Profile: la stessa documentazione dichiara che Google non garantisce che i dati strutturati producano un risultato visibile nei risultati di ricerca, e nella pratica il pannello con gli orari che compare cercando un'attività dipende soprattutto dal profilo gestito su Google, non dal codice del sito. Il dato strutturato resta utile come seconda fonte coerente con la prima, non come sostituto: vale la pena averlo, ma non basta da solo.
Un orario vecchio è peggio di nessun orario
C'è un rischio anche nella direzione opposta, ed è lo stesso che vale per il posizionamento su Google Maps, dove un cambio di orari pubblicato sul profilo può metterci fino a tre giorni prima di comparire nei risultati: un orario scritto una volta e mai più controllato invecchia, e un orario vecchio letto come se fosse attuale è peggio di nessun orario, perché chi lo legge lo prende per buono. Orari estivi lasciati online a dicembre, o una chiusura per ferie mai tolta dal sito, raccontano a chi legge qualcosa che non è più vero, e scoprirlo di persona, davanti a una porta chiusa, lascia un'impressione peggiore di quella che avrebbe lasciato trovare la pagina vuota.
Da dove partire
Il punto non è scegliere fra il sito e la scheda Google: servono entrambi, e vanno tenuti allineati fra loro, controllandoli di tanto in tanto come si farebbe con un modulo di contatto o una FAQ. Se il tuo sito non riporta gli orari, o li riporta ma non ricordi l'ultima volta che li hai controllati, è una delle cose più rapide da sistemare. Se vuoi anche far leggere quegli orari a Google dal codice del sito, scrivimi: è un'aggiunta piccola, non un progetto a parte.