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Il bar di Stoccolma gestito da un'intelligenza artificiale: il conto dopo due mesi

Ad aprile 2026 Andon Labs, un'azienda che fa ricerca sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale, ha aperto un vero bar a Stoccolma e lo ha affidato quasi per intero a un agente IA di nome Mona. Non un chatbot che risponde alle domande: un sistema che doveva occuparsi da solo di ordini, fornitori e magazzino, con soldi veri e clienti veri. Dopo due mesi, la stessa azienda ha pubblicato il conto. Non è un caso di marketing travestito da esperimento: è un resoconto onesto, scritto da chi lo ha condotto, di cosa succede quando si lascia a un'IA il controllo di decisioni che pesano sul bilancio.
Cosa doveva fare Mona, e cosa ha fatto
L'Andon Café ha aperto a metà aprile 2026. Mona, basata inizialmente sul modello Gemini di Google, doveva gestire in autonomia gli ordini ai fornitori e il magazzino del locale. Nel resoconto pubblicato da Andon Labs il 4 maggio 2026, le prime settimane restituiscono una lista di acquisti che l'azienda stessa raccoglie sotto il titolo "Hall of Shame": 120 uova ordinate per un locale che non ha un fornello, 22,5 kg di pomodori in scatola mai usati in nessun piatto del menù, 6.000 tovaglioli, 3.000 guanti in nitrile, 9 litri di latte di cocco.
Non sono stati solo eccessi di quantità. Mona ha mancato per due volte la scadenza con il fornitore di pane e pasticceria, lasciando il locale senza dolci quei giorni, e cinque volte quella con il grossista principale, costringendo lo staff a ordini d'emergenza tramite un servizio di consegna spesa: uno è arrivato alle cinque del mattino, e un barista ha dovuto presentarsi nel suo giorno libero per riceverlo. In un altro momento ha fatto dieci ordini separati allo stesso fornitore in 48 ore, sprecando 1.000 corone svedesi solo in costi di consegna. Andon Labs racconta anche che nelle prime due settimane il locale ha comunque incassato 44.000 corone svedesi, l'equivalente di circa 4.700-4.800 dollari secondo le conversioni riportate dalla stampa internazionale che ha seguito il caso.
Il conto dopo due mesi
Il 30 giugno 2026 Andon Labs ha pubblicato un secondo resoconto, con un titolo che non lascia spazio a fraintendimenti: spiega perché quel modello ha fatto perdere soldi. Dopo due mesi, il bar aveva speso 38.000 dollari contro 9.000 dollari di ricavi. Solo per la pasticceria, gli acquisti erano arrivati a 1.331 pezzi contro 326 effettivamente venduti: quasi quattro comprati per ognuno finito in un piatto.
Ad inizio giugno 2026 Andon Labs ha sostituito Mona con un agente basato su un modello diverso, GPT-5.5 di OpenAI, per confrontare i risultati fra i due. È un dettaglio che vale la pena notare: il problema non era legato a un fornitore di intelligenza artificiale in particolare, ma al modo in cui l'agente veniva lasciato lavorare, senza soglie di spesa né un controllo che fermasse un ordine fuori scala prima che partisse.
Perché succede, e perché non è un caso isolato da liquidare in fretta
Hanna Petersson, dello staff tecnico di Andon Labs, ha spiegato all'agenzia Associated Press la causa tecnica di fondo: la finestra di contesto limitata del modello. Quando un ordine fatto in passato esce da quella finestra, l'agente lo dimentica completamente, come se non l'avesse mai fatto, e ne fa uno nuovo. Non è un errore isolato né una questione di distrazione: è una caratteristica di come funziona oggi questa tecnologia, che chi la usa deve conoscere prima di lasciarle in mano una decisione che costa denaro vero. Un economista del KTH di Stoccolma, interpellato dalla stessa agenzia, ha definito l'esperimento come l'apertura di un vaso di Pandora, sollevando la domanda di chi risponde quando un'IA prende decisioni senza un'infrastruttura organizzativa solida attorno.
Va detto con la stessa chiarezza cosa questo caso non è: Andon Labs lo definisce esplicitamente un esperimento controllato, con personale umano pronto a intervenire, e nessuno il cui stipendio dipendesse dal giudizio dell'IA da sola. Non è la prova che l'automazione vada evitata. È la prova che, senza quei controlli, gli errori non restano piccoli: si accumulano, ordine dopo ordine, fino a diventare un conto economico in perdita.
Cosa serve prima di affidare qualcosa del genere alla tua attività
Il rischio raccontato qui non è astratto per chi gestisce un'attività reale: un sistema che risponde con la stessa sicurezza quando ha ragione e quando sbaglia è lo stesso limite che vale per un chatbot lasciato senza supervisione, di cui ho scritto in cosa sono i chatbot. La lezione del bar di Stoccolma non è "non usare mai l'IA per ordini o servizio clienti": è che serve un punto in cui una persona controlla, con soglie di spesa definite e un modo per fermare un'azione prima che parta, non dopo che è già costata.
E prima ancora di quel punto di controllo, molte attività italiane devono ancora colmare un vuoto più semplice: farsi trovare online, avere processi scritti invece che tenuti a mente, sapere con chiarezza cosa si ripete davvero nel proprio lavoro prima di automatizzarlo. È la domanda da cui parto quando lavoro su automazioni e chatbot per PMI: cosa si ripete davvero, cosa ha senso automatizzare, e dove serve invece che resti una persona a decidere. Se hai in mente qualcosa che vorresti far gestire in parte a un sistema automatico, scrivimi: raccontami il processo così com'è oggi, e ti dico dove ha senso mettere un controllo prima di partire.