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Cosa succede se non rinnovi il dominio: i tempi veri

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Chi cerca questa risposta di solito l'ha già sentita raccontare in modo vago: «hai trenta giorni», «hai sessanta giorni», «dopo un mese è perso». Il problema è che non esiste un'unica regola per tutti i domini. Per i domini .it la scrivono per intero il regolamento e le linee guida tecniche del Registro .it; per i domini .com, .net e altre estensioni generiche la scrive ICANN, e nemmeno lì il numero è sempre lo stesso per tutti.
Il dominio .it: cosa dice davvero il Registro
Alla data di scadenza, un dominio .it non si ferma subito. Entra per 15 giorni in uno stato che le Linee Guida Tecniche del Registro .it (versione 3.3, in vigore dal 15 luglio 2026) chiamano autoRenewPeriod: durante questi 15 giorni il Registrar è obbligato a mantenere attive le deleghe DNS, quindi sito e posta elettronica continuano a funzionare come sempre, e il dominio può ancora essere rinnovato al prezzo normale, senza nessuna penale.
Il punto in cui le cose cambiano arriva solo se, passati quei 15 giorni, il Registrar procede alla cancellazione. Da quel momento il dominio entra in un secondo stato, il pendingDelete/redemptionPeriod, per un massimo di altri 30 giorni: qui il DNS viene disattivato, quindi sito e posta smettono davvero di funzionare, e l'unica operazione ancora possibile è il recupero da parte dello stesso Registrar che ha cancellato il dominio, su richiesta di chi ne era titolare. Né il regolamento né le linee guida fissano un sovrapprezzo per questa operazione: il costo lo decide liberamente ciascun Registrar, motivo in più per chiederlo in anticipo al proprio fornitore.
Trascorsi anche questi 30 giorni senza recupero, il dominio passa nello stato pendingDelete/pendingDelete, dove non è più possibile nessuna operazione, e viene poi cancellato in modo definitivo secondo liste pubbliche che il Registro aggiorna ogni notte sul proprio sito: da quel momento chiunque può registrarlo di nuovo. In totale, quindi, un dominio .it resta davvero recuperabile solo dal suo vecchio titolare per circa 45 giorni dalla scadenza: 15 in cui il sito resta online, e altri 30 in cui è spento ma non ancora perso.
Il dominio .com (e gli altri gTLD): le regole di ICANN
Per i domini generici, la fonte non è un singolo registro nazionale ma ICANN, l'organizzazione che coordina le regole per .com, .net, .org e la maggior parte delle altre estensioni non legate a un singolo paese. La sua Expired Registration Recovery Policy, nella versione in vigore dal 21 febbraio 2024, obbliga ogni Registrar a inviare almeno due avvisi prima della scadenza, uno circa un mese prima e uno circa una settimana prima, e un terzo avviso se il dominio non viene rinnovato né cancellato entro 5 giorni dalla data di scadenza.
Qui però la risposta cambia rispetto al dominio .it: ICANN non impone un numero di giorni uguale per tutti prima della cancellazione effettiva. Il Registrar può cancellare una registrazione scaduta in qualsiasi momento; l'unico vincolo è che l'interruzione della risoluzione DNS, cioè il momento in cui il sito smette davvero di rispondere, copra almeno gli ultimi 8 giorni consecutivi in cui il dominio è ancora rinnovabile. In pratica: quanti giorni restano davvero prima che un .com si spenga non lo stabilisce una regola unica, ma il contratto con il Registrar scelto, che può essere più permissivo o più rapido di un altro.
Una volta che la cancellazione avviene, invece, la regola torna a essere uniforme: per quasi tutti i gTLD non sponsorizzati si applica un Redemption Grace Period di 30 giorni, identico nella durata a quello previsto per i domini .it, durante il quale il DNS resta disattivato e il recupero è possibile solo tramite lo stesso Registrar che ha cancellato la registrazione, su richiesta di chi ne era titolare.
Cosa conta davvero per chi gestisce un'attività
Il rischio concreto non è perdere il dominio nel giorno esatto della scadenza, che quasi mai succede: è lasciare che passi inosservato l'avviso di rinnovo, magari perché arriva a un indirizzo email che in azienda non guarda più nessuno, e scoprire settimane dopo che il sito e la posta si sono fermati. Per questo, oltre ad attivare il rinnovo automatico presso il proprio Registrar, vale la pena controllare che il contatto registrato sul dominio sia davvero quello giusto: è lo stesso controllo che serve a verificare chi è l'intestatario effettivo del dominio, di cui ho scritto in chi è il proprietario del sito e del dominio: come verificarlo, ed è quella persona a ricevere gli avvisi e ad avere il diritto di chiedere il recupero se qualcosa va storto.
Per chi ha un dominio .com, in più, conviene chiedere esplicitamente al proprio Registrar quali sono i suoi tempi di cancellazione: non è una domanda superflua, visto che ICANN lascia a ciascun fornitore la libertà di decidere quando, esattamente, un dominio scaduto viene davvero cancellato.
Se vuoi un controllo su come sono gestiti oggi il tuo dominio e le relative scadenze, ne parliamo dentro il check-up digitale: altrimenti scrivimi e vediamo insieme a che punto sei.